Articles by "Il Fatto Quotidiano"
Visualizzazione post con etichetta Il Fatto Quotidiano. Mostra tutti i post

“Se non avessi fatto il vaccino contro il Covid sarei morta“. È con queste parole che la popstar Billie Eilish ha rivelato di aver contratto il coronavirus in forma grave. Intervenendo ai microfoni del programma radiofonico di Howard Stern, la cantante – che compirà 20 anni il prossimo 18 dicembre – ha svelato di essersi contagiata lo scorso agosto e di esser stata male per due mesi, con effetti collaterali che perdurano tutt’oggi.

“Voglio essere chiara: è per via del vaccino che ora sto ok. Se non fossi stata vaccinata sarei potuta morire perché il mio era davvero un brutto caso – ha detto Billie Eilish -. E quando dico che era brutto, voglio dire che mi sono sentita da schifo. Ma davvero, tra quello che il Covid può provocare, non è stato il peggio. Sono stata malata per circa due mesi e soffro ancora adesso di alcuni effetti collaterali“.

“Il vaccino è incredibile e ha salvato anche mio fratello Finneas dal contagio, ha salvato i miei genitori e i miei amici che non se lo sono preso”, ha spiegato la popstar concludendo con un appello a vaccinarsi tutti. Candidata in sette categorie ai Grammy 2022, incluso l’album dell’anno per “Happier than Ever” e la canzone dell’anno per il brano con lo stesso titolo, Billie Eilish è una delle artiste sulla cresta dell’onda in questo momento, apprezzata non solo per la sua musica ma anche per le sue prese di posizione a sostegno dei diritti civili e l’inclusività.

L'articolo Billie Eilish: “Se non avessi fatto il vaccino sarei morta di Covid, il mio era davvero un brutto caso” proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3m6kAQb
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

Lo scorso gennaio, dimenticato dall’Ajax nel momento della compilazione della lista UEFA, era diventato suo malgrado protagonista di un grottesco pasticcio burocratico denominato vinkijsegate, ovvero “lo scandalo della spunta”. Meno di un anno più tardi, dopo aver realizzato almeno un gol in ogni gara della fase a gruppi di Champions League, Sebastièn Haller si trova a condividere la gloria con un certo Cristiano Ronaldo. Strana la vita per l’implacabile centravanti ivoriano dell’Ajax, finito sulla bocca di tutti dopo un avvio di stagione semplicemente spaziale. “Sono davvero felice e orgoglioso per quello che ho fatto. Per me significa davvero molto questo record“, ha commentato ai microfoni di Ziggo TV, l’emittente sponsor ufficiale dell’Ajax, al termine dell’ultima partita con lo Sporting Lisbona vinta 4-2 dai biancorossi. All’andata, invece, Haller si era presentato al gran galà del calcio europeo con un poker, eguagliando un mito dell’Ajax e del calcio mondiale come Marco van Basten, autore di un exploit simile nel 1992. Oltre ai record, però, c’é molto di più. Tornato in Olanda (aveva giocato con l’Utrecht) dopo alcune parentesi tra Germania e Inghilterra, Haller ha avuto un impatto devastante sul pianeta Ajax e sta galleggiando su medie realizzative spaventose: è andato a segno dieci volte in sei partite di Champions League. Più dell’incontenibile Håland (quando giocava nel Salisburgo). Meglio di Lewandowski e CR7, che però conserva il record assoluto di marcature in un group stage, 11, nella stagione 2015-16.

Centravanti molto strutturato ma dall’indole associativa, molto abile nell’offrire sponde di qualità ai compagni, Haller ha cominciato ad entrare nei radar del calcio europeo ai tempi dell’Eintracht Francoforte, squadra a cui era approdato dopo gli esordi non felicissimi con Auxerre e gli anni sfavillanti con l’Utrecht. “All’Auxerre non ero molto in sintonia con l’allenatore (Jean-Luc Vannuchi ndr). Non contava molto su di me. Così ho deciso di cercare fortuna all’estero”, ha ricordato in una chiacchierata con RMC Sport, spiegando i motivi dell’addio prematuro all’Auxerre, la squadra per cui aveva sempre sognato di giocare. A Utrecht, l’attaccante di Ris-Orangis ha cominciato a fare gol e non ha più smesso: 11 nella seconda parte della stagione 2014-2015 in Eredivisie, 19 nell’annata 2015-2016 e 15 in quella successiva. Numeri che, oltre a fargli guadagnare il messianico appellativo di “Hallerlujah“, nell’estate del 2017 gli hanno aperto le porte della Bundesliga. Poi è arrivato il West Ham, che ha sborsato quarantacinque milioni di sterline sull’unghia per strapparlo alle Aquile, con cui poco prima l’ivoriano aveva conquistato il primo trofeo della sua carriera: un DFB Pokal, la coppa nazionale di Germania, battendo in finale il Bayern Monaco.

Quello di Francoforte e Londra, però, era un attaccante decisamente meno letale rispetto a quello di adesso. Niente meglio dei numero può raccontare la crescita vertiginosa vissuta nel 2021 da Haller, specie sotto il profilo della costanza in fase realizzativa: in tre stagioni e mezzo tra Germania e Inghilterra Haller ha realizzato 47 reti in 130 gare giocate tra tutte le competizioni. In meno di un anno solare con i Lancieri, invece, il goleador ivoriano ha messo a segno 32 reti in 44 partite, con un media realizzativa di 0,72 gol per match. E non è stato da meno neanche in nazionale, realizzando una doppietta al Camerun in una gara decisiva per le qualificazioni mondiali, anche se poi gli Elefanti hanno perso il treno per il Qatar all’ultima giornata: “Il commissario tecnico, Patrice Beaumelle, è venuto a trovarmi diverse volte per convincermi. Ho sempre avuto in mente la scelta della Costa d’Avorio quando ho iniziato a giocare a calcio”, ha raccontato a France Football nel novembre del 2020, rivelando anche come la mamma di origine ivoriana fosse particolarmente orgogliosa della sua scelta di giocare con gli Elefanti. “Ho anche pensato alla Francia, lo ammetto, ma maturiamo, riflettiamo, e intorno a noi succedono molte cose. Ho 26 anni – continua – e voglio essere importante per questa squadra della Costa d’Avorio e non essere solo una comparsa“, ha aggiunto. Del resto, il buongiorno si era già visto dal mattino, con il debutto bagnato da un gol al Madagascar: “Alla fine della partita avevo il cellulare tempestato di messaggi“, ha ricordato.

Legare la figura di Haller solamente al gol, però, sarebbe riduttivo. E non solo per gli assist serviti, già sei in stagione, di cui due in Champions League. L’attaccante dell’Ajax, infatti, è un nove manovriero, dai piedi educati, ideale per duettare con Tadic e Berghuis o lanciare sulla corsa due frecce come Neres e Anthony. Non a caso Niko Kovac, ai tempi dell’Eintracht, lo aveva soprannominato “the Cool Bird“. Haller, infatti, appartiene a quel fenotipo di giocatore in grado di far convivere armoniosamente movenze eleganti come quelle di un cigno ad una stazza da bulldozer. Caratteristiche di cui non poteva innamorarsi Eric ten Haag, il crujffiano allenatore dell’Ajax, che ne ha subito fatto la punta di diamante della sua creatura dirottando in fascia Tadic. “Non è solo forte fisicamente e tecnicamente, è anche molto intelligente tatticamente. Vedete la seconda rete che ha fatto (al Besiktas ndr). Lui sembrava già sapere che la palla sarebbe arrivata sul secondo palo. Vede il futuro prima che accada”, ha dichiarato il tecnico dopo la gara con i turchi all’Algemeen Dagblad, paragonando l’istinto killer di Haller a quello di Jurrie Koolhof, un suo ex compagno di squadra degli anni ’90. A ten Hag resta solo un rimpianto: “Pensate dove saremmo potuti arrivare e cosa avremmo potuto fare se l’anno scorso lo avessimo avuto a disposizione in Europa”. Già, maledetto vinkjesgate.

L'articolo Sebastièn Haller, da dimenticato (nel senso letterale del termine) a punta di diamante: la strana parabola del bomber dell’Ajax proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3pYINsP
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

Si svolge domani giovedì 16 dicembre lo sciopero generale di otto ore indetto da Cgil e Uil per i lavoratori sia pubblici sia privati. Previste alcune esclusioni, anche alla luce delle dell’Autorità di garanzia per il sciopero. Non si ferma ad esempio la sanità, esonerata sin dall’inizio, e neppure la scuola, che ha già incrociato le braccia venerdì 10 dicembre scorso. Esclusi anche i settori delle poste, alle prese con la scadenza odierna del pagamento Imu, oltre ai servizi ambientali. Si fermano invece i trasporti, ad eccezione di alcuni servizi e aziende a livello territoriale, e gli altri servizi pubblici e i settori privati, dalla Pa all’industria e ai servizi. Lo sciopero è stato indetto come forma di protesta per una legge di bilancio considerata inadeguata e con misure insufficienti per i ceti più deboli. “Insieme per la giustizia” è lo slogan che accompagnerà la mobilitazione che prevede anche manifestazioni in cinque piazze: a Milano, Bari, Cagliari, Palermo e a Roma. Nella capitale, in piazza del Popolo, l’intervento dei segretari generali Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri.

Più nel dettaglio nel settore dei trasporti Filt-Cgil e Uiltrasporti hanno indetto uno sciopero nazionale dei dipendenti del Gruppo Fs Italiane dalla mezzanotte alle 21 del 16 dicembre, nel rispetto delle fasce di garanzia (dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21). Nel settore ferroviario è revocata l’adesione allo sciopero per alcune società come Trenord in Lombardia, che già aveva proclamato lo stop il 14 e 15 dicembre. Anche per il personale addetto ai servizi portuali resta per ora in piedi lo sciopero del 17 dicembre. Lo sciopero per il trasporto pubblico locale è articolato con orari diversi e nel rispetto delle fasce di garanzia che variano da città a città. A Milano l’adesione allo sciopero è dalle 8.45 alle 15 e dalle 18 a fine servizio; a Roma dalle 8.30 alle 17 e dalle 20 a fine servizio. Esclusa Venezia.

Anche per il trasporto aereo lo sciopero è per un turno lavorativo nel rispetto delle fasce di garanzia che vanno dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21. Sempre per un turno di lavoro si ferma il personale di navi e traghetti, ad esclusione dei collegamenti essenziali e con le isole minori. Allo sciopero aderiscono anche i ‘riders’ di Just Eat annunciando un possibile ‘bis’ la vigilia di Natale se l’azienda non ascolterà le loro richieste. Il presidente dell’Autorità di Garanzia sugli scioperi, Giuseppe Santoro-Passarelli, ha espresso apprezzamento alle confederazioni sindacali Cgil e Uil per aver escluso, dallo sciopero i servizi pubblici essenziali indicati dalla stessa Autorità con la propria delibera del 9 dicembre scorso.

L'articolo Domani lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil. Chi si ferma e chi no: regolari sanità, scuola e poste. Trasporti a rischio proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3GKi7mf
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

Se c’è un ospite che di certo ‘non si risparmia’ quando si tratta di parlare di sé o di personaggi del mondo dello spettacolo, quello è Fabrizio Corona. Così nella sua ospitata in tv su Canale 21 ha detto di tutto. Peppe Iodice, il conduttore, ha esordito con un (profetico?) “mi farei litigare proprio con tutti“, ma l’ex re dei paparazzi non si è frenato: “La differenza tra me e tutti gli altri personaggi dello spettacolo è questa. Se vado in qualsiasi trasmissione, se viene chiunque dello spettacolo, io so dirti davvero chi è, da dove viene e perché. Questo è il mio mestiere. Questi personaggi li ho inventati tutti io. La Gregoraci? L’ho fatta fidanzare io con Briatore. Ilary Blasi? A 16 anni veniva con sua madre che mi portava il book con le sue foto nude”. La moglie di Francesco Totti condividerà questo aneddoto? E ancora: “Con Belen Rodriguez? Sono in ottimi rapporti“, ha detto vedendo una foto della showgirl apparire su schermo. Poi tocca a un’immagine di Nina Moric che Corona ha definito “croce e delizia ma pur sempre la madre di mio figlio” e infine Asia Argento: “Nella nostra follia, ci siamo trovati e abbiamo condiviso un momento della nostra pazzia”. Una chiosa in pieno stile Corona: “Sono tutte e tre ancora innamorate di me: Nina, Asia e Belen”.

L'articolo Fabrizio Corona torna in tv e parla di Ilary Blasi: “A 16 anni veniva con sua madre e mi portava sue foto nuda” proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3qdzdmb
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

La Commissione della Camera dei Rappresentanti di Washington che indaga sull’attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021 ha chiesto l’incriminazione per Mark Meadows. L’ex capo dello staff della Casa Bianca sotto la presidenza Trump è accusato di oltraggio al Congresso per essersi rifiutato di testimoniare sulla rivolta del 6 gennaio, dando così prova di “intenzionale inadempienza”, come dichiarato dal presidente di Commissione, Bennie Thompson. Così il comitato ristretto ha accolto il contenuto del rapporto del Congresso su Meadows all’unanimità, rinviando la questione al voto, atteso per oggi, della Camera dei Rappresentanti al completo.

La posizione del capo dello staff dell’ex amministrazione continua a peggiorare dopo che ieri era stata diffusa la notizia di una mail inviata a un suo contatto, che non viene citato, nella quale Meadows spiegava che la Guardia Nazionale sarebbe stata presente alla manifestazione in favore dell’ex presidente per “proteggere le persone pro-Trump” e che “altre truppe sarebbero state pronte ad intervenire”. “Meadows era in contatto con almeno alcune delle persone che stavano organizzando la manifestazione del 6 gennaio, una delle quali ha espresso preoccupazioni per la sicurezza. Così Meadows usò il suo cellulare personale per discutere dettagli della manifestazione”, ha scritto Thompson nella relazione. Non solo. Secondo gli investigatori del Congresso, l’allora capo dello staff della Casa Bianca parlò diverse volte con i leader repubblicani degli Stati dove veniva contestato il voto, invitandoli a inviare grandi elettori non pro-Biden al Congresso. E più volte usò la sua mail personale per inoltrare accuse di presunte frodi elettorali al dipartimento di Giustizia. Mail e sollecitazioni sono state inoltre mandate anche all’ufficio del vice presidente, Mike Pence, chiedendogli di impedire la seduta per la certificazione.

Ma le ombre sulla condotta di Meadows evidenziate dalla Commissione non finiscono qui. Secondo quanto emerso, nei giorni precedenti all’assalto a Capitol Hill ha anche ricevuto un piano composto da 38 pagine in Power Point preparato da un ex colonnello dell’esercito texano sostenitore della tesi delle elezioni rubate in cui si invita il tycoon a dichiarare lo stato d’emergenza prima del passaggio di consegne alla Casa Bianca. Un vero e proprio progetto di golpe che, però, l’allora capo dello staff decise di ignorare.

L'articolo Usa, la Commissione d’inchiesta sull’assalto al Campidoglio chiede di incriminare l’ex capo staff di Trump: “Si è rifiutato di testimoniare” proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3oRR0Qc
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

Nel 1982, Antonello Venditti cantava: “Il presidente con gli occhiali un po’ appannati fuma la pipa”. Il testo si intitola “Sotto la pioggia” e nei lunghi momenti di pioggia, come l’attualità che stiamo vivendo, tutti gli istanti sembrano stanchi. Il dibattito delle ultime settimane sembra essere monotono e senza vitalità, avvitato su se stesso nella scelta del profilo che dovrà succedere al Presidente Sergio Mattarella. È opportuno sottolineare che le circostanze con cui si arriva all’appuntamento istituzionale più alto sono inedite: una pandemia ben governata rispetto al resto d’Europa, ma che non accenna a finire; una grave crisi economica nascosta dalla retorica del balzo fisiologico del Pil; un quadro partitico completamente saltato. Dunque, l’elezione del Presidente della Repubblica avverrà nel corso di una crisi di sistema per almeno due motivi.

Da un lato, la parabola del M5S, che deteneva il 34% dei seggi ed ora molto meno a causa delle sue dinamiche interne, e le scissioni negli altri partiti hanno disarticolato il Parlamento uscito dalle urne del 2018, non essendo più rappresentativo della maggioranza relativa del Paese. E, dall’altro, il taglio dei parlamentari produrrà una forte irresponsabilità nei grandi elettori: tanti né saranno rieletti né ricandidati, pertanto al momento della scelta faranno prevalere l’interesse personale per intascare qualche mensilità in più e non quello generale.

Le premesse non fanno ben sperare e qualcuno immagina che alla fine sarà eletto un Presidente che sia un notaio silente delle scelte dei partiti: il centrodestra farebbe pesare i propri voti per eleggere un Presidente compiacente nella formazione del prossimo governo, dimenticando l’art. 92 della Costituzione e l’esercizio discrezionale delle funzioni presidenziali nel corso delle consultazioni. Questo sì che sarebbe uno scenario da brividi, soprattutto se consideriamo le profonde riforme di cui necessita il nostro Paese, i soldi che andranno spesi, i giovani che rischiano di essere tagliati fuori dalla ripresa a causa del precariato. Ciò richiede un profilo politicamente forte, un Presidente onnipresente ed interventista, che instauri un legame tra l’istituzione più alta e il popolo, che parli e non stia zitto. Per dirla con le parole del Presidente Pertini nel corso della famosa intervista ad Enzo Biagi. Ecco, il momento è eccezionale e non possiamo accontentarci dei capricci di un condannato che ha fatto il suo tempo e che ambisce alla carica più alta.

Al fine di riprendere il dibattito aperto nelle scorse ore sul Presidente patriota, servirebbe Sandro Pertini. Un Presidente che, data la mia giovane età, non ho mai conosciuto. Ma del quale ho letto alcuni scritti e ho ascoltato le parole nei discorsi e nelle interviste e che considero, da sempre, nel mio pantheon. E da giovane irpino non posso non tenere in mente il suo discorso alla Nazione dopo il sisma. A distanza di 41 anni dalla catastrofe che produsse tremila morti e 280 sfollati, se si riuscì a salvare qualche vita, fu grazie al Presidente che arrivò immediatamente. E che nel suo discorso, denunciando i ritardi e richiamando alla solidarietà nazionale, fece mettere in moto la macchina organizzativa e chiese risorse, per garantire il diritto a restare. Ma i soldi si sono poi dispersi in mille rivoli, a causa del sistema che Pertini giustamente picconò e che ha ricostruito una terra più povera, invitando i giovani alla fuga e al precariato.

Servirebbe un Presidente che cerchi gli operai. Di fronte alla decisione della Caterpillar di Jesi di lasciare a casa 270 lavoratori, probabilmente Pertini andrebbe nuovamente davanti a quei cancelli: nel 1981 fece dirottare l’aereo presidenziale per incontrare gli operai della Sima (l’odierna Caterpillar).

Servirebbe un Presidente che dia la sveglia ai partiti. Se questi vogliono approfittare dell’elezione presidenziale per ritrovare una funzione nella democrazia post pandemica, dovranno individuare una figura nobile cui aggrapparsi, per ricostruire attorno ad essa. È fondamentale allo stesso tempo che il prestigio del nuovo Presidente porti alla luce le attuali difficoltà del sistema. E con il suo stile schietto restituisca speranza agli italiani, come Pertini.

L'articolo Presidente della Repubblica, serve qualcuno che dia la sveglia ai partiti e cerchi gli operai proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3s56lz4
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

Hasta la concorrenza siempre, anzi no! La multa dell’Antitrust italiano nei confronti di Amazon disorienta molti opinionisti italiani che corrono in soccorso del colosso statunitense. Per una volta l’autorità che vigila sulla concorrenza e sul mercato ha comminato una sanzione (1,1 miliardi di euro) che è proporzionata alle dimensioni del soggetto che la subisce. Esattamente quello che si propongono le nuove regole dell’Unione europea in materia. È facile capire che se un gruppo fattura decine di miliardi di euro una multa di qualche milione non fa neppure il solletico e non ha alcun effetto deterrente verso comportamenti giudicati dannosi per il sistema economico nel suo complesso. Così come è facile intuire che una multa commutata a uno dei complessi industriali più grandi e potenti del mondo è frutto di lunghe interlocuzioni sia con l’Antitrust europeo, sia, almeno in una qualche misura, con le autorità statunitensi.

Semplificando un poco le motivazioni contenute nella lunga istruttoria Antitrust, la multa è stata erogata perché Amazon sfrutta la sua posizione dominante nel settore delle piattaforme e-commerce per avvantaggiare anche la sua divisione di servizi logistici (la consegna dei pacchi) a danno di concorrenti più tradizionali come Fedex, Dhl etc. In sostanza chi sceglie di far gestire la logistica ad Amazon, che poi si affida per lo più a soggetti terzi per le operazioni di consegna (ma programma importanti investimenti per gestire direttamente il recapito dei pacchi) riceve una serie di “benefit”, tra cui soprattutto l’inclusione nel programma “prime”. Va precisato che, guardando i bilanci del gruppo statunitense, la parte logistica non sia certo una gallina dalle uova d’oro (a differenza ad esempio della divisione cloud), il servizio di consegna viene offerto per lo più per rafforzare il legame degli utenti con la piattaforma.

L’offensiva contro la sentenza dell’Antitrust parte dalle pagine del quotidiano Il Foglio di sabato scorso. Da un lato con un articolo di Carlo Amenta e Carlo Stagnaro e, dall’altro, con un intervento del professore associato della Bocconi di Milano Carlo Alberto Carnevale Maffé. Stagnaro è consulente del governo Draghi e, come Amenta, è membro dell’Istituto Bruno Leoni (associazione che promuove la libertà di mercato ma di cui è impossibile conoscere i finanziatori e che conta diversi membri riconducibili alla galassia Benetton). Rilancia poi su twitter Franco De Benedetti (fratello del più noto Carlo, ndr) che dell‘Istituto Bruno Leoni è il presidente.

Il Foglio “schiera” anche il turbo liberista Carnevale Maffé, professore associato alla Bocconi di Milano che difende quella che descrive testualmente come “La più grande piattaforma di e-commerce d’Italia e d’Europa, che ha garantito la continuità della distribuzione durante la pandemia e ha contribuito al benessere di milioni di famiglie aumentando a dismisura la gamma di prodotti accessibili a prezzi convenienti” e il cui servizio prime “ha raggiunto vette leggendarie nel livello del servizio e nella tempestività di consegna”. È insomma quasi controvoglia che Amazon, salvatrice dell’umanità, ha visto nel 2020 i sui ricavi balzare del 38% a 386 miliardi di dollari proprio grazie alle chiusure dei negozi tradizionali legate al lockdown. E chissà se ai fini di una discussione su una giusta concorrenza abbia qualche rilevanza anche la capacità, in cui Amazon eccelle, di spostare i profitti nei paesi dove non si pagano le tasse.

In scia ai due contributi sul Foglio arriva il tweet dell’economista GianPaolo Galli, un passato a capo del centro studi di Confindustria e finito poi a fare il parlamentare del Pd.

E poi c’è Franco Bassanini, socialista prima, comunista poi, ex presidente di Cassa depositi e prestiti e poi consigliere speciale di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni.

A monte di queste esternazioni c’è un’idea piuttosto datata delle regolamentazioni antitrust, quella del “consumer welfare” sviluppata a Chicago e poi implementata sotto la presidenza di Ronald Reagan. Qui la stella polare sono le ricadute immediate che le aggregazioni industriali e comportamenti messi in atto dalle aziende hanno sulle condizioni offerte al consumatore. Nient’altro. Se i consumatori ne traggono beneficio vale più o meno tutto. Questo tipo di approccio è stato poi importato in Europa dall’allora dall’allora commissario europeo alla concorrenza, il bocconiano Mario Monti. Sebbene la Corte Ue abbia in più occasioni ribadito che l’intento dell’Unione dovrebbe essere quello di tutelare la concorrenza in quanto tale, la Commissione ha per lungo tempo seguito la linea di Monti salvo correggere parzialmente la rotta negli ultimi anni.

Il grave problema della visione incentrata sul “consumer welfare” è che comporta valutazioni estremamente circoscritte da cui sono escluse considerazioni di lungo periodo inerenti ad esempio i possibili danni derivanti da un eccesso di potere, da esternalità negative come l’inquinamento, dei rischi posti ai sistemi democratici etc. Ma quello che nell’immediato è un risparmio economico per i consumatori può trasformarsi in costi sotto altra forma. Alla fine dietro queste tecnicalità, in cui il consumatore è usato come “scudo umano” c’è il sempiterno dibattito tra chi ritiene che i mercati si sappiano autoregolare e chi ritiene invece che siano necessari correttivi dall’esterno.

Resta il fatto che le debolezze dell’approccio “consumer welfare” emergono in maniera evidente di fronte all’affermazione sui mercati internazionali dei colossi web. E infatti negli Stati Uniti a guidare l’Antitrust è stata messa la giovane Lina Khan, autrice, tra l’altro del saggio “Amazon’s Antirtust Paradox”. Qui l’esperta di concorrenza evidenzia come l’approccio basato solo sull’utilità del consumatore fallisca completamente nell’individuare e quindi arginare gli abusi di posizione dominante dei colossi, forti, tra le altre cose, delle innumerevoli informazioni sui comportamenti dei concorrenti che riescono a raccogliere grazie alla loro posizione. L’Antitrust italiano ne ha giustamente preso atto.

L'articolo Amazon, dopo la multa dell’Antitrust giornali e opinionisti in soccorso del colosso Usa. Trattando il consumatore da scudo umano proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3ylfUuI
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

“Quando nel 2013 le autorità regionali hanno saputo della contaminazione provocata da Pfas hanno iniziato ad installare filtri a carbone attivo per garantire la salubrità dell’acqua potabile, ma in quel periodo le autorità regionali avrebbero dovuto informare la popolazione, distribuire informazioni delle implicazioni sulla salute in relazione a queste contaminazioni. Tutto ciò non è stato fatto”. Così Marcos Orellana, ONU Special Rapporteur on Toxics and Human Rights, dopo aver presentato a Roma il suo rapporto al termine della mission in Italia, parlando del caso Pfas in Veneto.

“Nel 2016-2017, nell’ambito di un piano di monitoraggio della salute, alcune persone hanno ricevuto delle lettere nelle quali si invitavano a sottoporre i bambini a delle analisi. Ed è soltanto in quel periodo che hanno saputo di queste contaminazioni. La mancata divulgazione delle informazioni alla popolazione fu un fatto molto grave”, ha aggiunto il delegato Onu in missione in Italia, sottolineando che oggi, in Veneto, “il monitoraggio va molto bene ma la mia preoccupazione è se si è riusciti ad affrontare davvero le problematiche”.

L'articolo Pfas, Orellana (Onu) “rimprovera” le autorità venete: “Molto grave non informare popolazione della contaminazione. Dovevano farlo nel 2013” proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3s4RCEi
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

“Sono seriamente preoccupato dall’entità dell’inquinamento da Pfas (anche noti come prodotti chimici eterni perché persistono e non si degradano nell’ambiente) in alcune aree della Regione Veneto. Più di 300mila persone sono state colpite dalla contaminazione dell’acqua, compresa l’acqua potabile. I residenti hanno sofferto gravi problemi di salute, come infertilità, aborti e diverse forme di tumori”. Per la prima volta c’è un riconoscimento internazionale dell’emergenza da sostanze perfluoroachiliche che ha colpito tre province del Veneto: Vicenza, Padova e Verona. E per la prima volta viene cristallizzata una cifra imponente di cittadini coinvolti. A farlo è stato Marcos A. Orellana, relatore speciale delle Nazioni Unite sulle implicazioni per i diritti umani della gestione e dello smaltimento ecocompatibile di sostanze e rifiuti pericolosi. Lo ha messo nero su bianco nella sintesi della relazione che nel settembre del prossimo anno presenterà alla 51esima Sessione del Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu.

“La dimensione umana del problema – ha detto, ripercorrendo due settimane di ricognizione in Italia – ci è stata presentata da una delle madri che abbiamo incontrato: ‘Potete immaginare cosa significa per una madre rendersi conto di aver avvelenato i propri figli attraverso il latte materno?’”. Si tratta di una delle componenti del movimento No Pfas sorto per denunciare la situazione e chiedere politiche sanitarie, di prevenzione e di informazione più adeguate all’emergenza. Sono state loro a chiedere l’intervento delle Nazioni Unite, anche per sollevare il tema dei Pfas sottovalutato non solo in Italia, ma anche nel resto dell’Europa.

Il primo atto d’accusa è rivolto ai dirigenti dell’azienda chimica Miteni di Trissino (in provincia di Vicenza) considerata come la prima fonte dell’inquinamento da Pfas di acque superficiali e sotterranee, con effetti sulla catena alimentare. “Mentre i responsabili dell’azienda sembravano essere consapevoli dello scarico di rifiuti e dell’inquinamento conseguente, tuttavia non hanno offerto adeguate misure di protezione ai lavoratori, né hanno divulgato informazioni sulla gravità dell’inquinamento da Pfas”.

Il secondo punto riguarda la Regione Veneto. Risale al 2013 la prima segnalazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Dopo di allora le autorità regionali hanno installato filtri di carbone per purificare l’acqua potabile e segnalato il caso alla Procura di Vicenza. Inoltre hanno adottato misure di controllo nelle autorizzazioni alle aziende che usano Pfas, investendo anche “in un sistema di opere pubbliche per portare acqua non inquinata nella zona”. Eppure gli elementi di criticità, secondo Orellana, non mancano. “Le autorità non hanno informato i residenti delle aree colpite né hanno dato informazioni sull’inquinamento da Pfas e sui rischi sulla salute della popolazione. Alcuni residenti sono venuti a conoscenza del problema della contaminazione tossica nel 2016-2017, quando la Regione ha avviato un piano di sorveglianza sanitaria per la popolazione esposta ai Pfas nella critica zona rossa”. Un ritardo di anni, mentre la gente continuava a bere l’acqua dai rubinetti considerandola potabile. Rispondendo a un giornalista, sul caso del Veneto, Orellana ha ribadito: “Questa mancanza di informazioni continua ancora oggi, come la questione del controllo degli alimenti. Per questo riteniamo che ci siano state violazioni dei diritti umani”. Positivo il controllo sanitario sugli abitanti e su alcuni prodotti alimentari, “tuttavia questo monitoraggio è limitato alla zona più inquinata, il che solleva serie preoccupazioni per coloro che vivono nelle altre zone colpite circa il livello di inquinamento da Pfas nei loro organismi e la sicurezza dei prodotti alimentari che consumano”.

Orellana ha annunciato che seguirà il processo in corso a Vicenza contro 15 manager della Miteni e si augura che in caso di condanna l’Italia si adoperi per ottenere la confisca dei beni degli imputati, “per assicurare il risarcimento alle vittime e soddisfare il principio ‘chi inquina paga’”. Ma non c’è solo la Miteni. Nel mirino sono state messe anche le attività di piccole e medie imprese che in Veneto o in altre regioni utilizzano i Pfas nei loro processi produttivi e scaricano acque contaminate, ad esempio l’industria tessile e del cuoio. “Questo tipo di inquinamento coinvolge anche il principale bacino italiano, la valle del Po. Sono particolarmente preoccupato per la produzione di Pfas da parte della società Solvay, attualmente in corso a Spinetta Marengo, in provincia di Alessandria, in Piemonte. Questa operazione potrebbe creare un disastro ambientale simile a quello sofferto dalle comunità colpite in Veneto”. La relazione si conclude con un invito all’Italia ad adottare misure per restringere l’uso di queste sostanze, mentre anche l’Unione Europea si sta preparando “ad affrontare le gravi minacce per la salute e l’ambiente poste dai Pfas”.

Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, che sta seguendo il caso del Veneto, ha commentato: “Ad ottobre le Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione che sancisce come un diritto dell’umanità l’accesso all’ambiente, all’acqua e all’aria puliti. Ora le Nazioni Unite hanno preso visione anche in Veneto di queste violazioni, a cominciare dal diritto dei cittadini ad essere informati”.

L'articolo Pfas in Veneto, l’atto d’accusa del relatore Onu: “Imprese e politici tacquero i rischi a operai e cittadini. La Regione? Continua ancora oggi” proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3yp3z8D
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J
Il dossier

L’ondata che contagia, ma non uccide i vaccinati

Il virus circola ancora. Dopo tre/cinque mesi l’efficacia cala. In Israele freno alla quarta dose

Tutta la verità

Ecco il discorso che Draghi non ha (ancora) tenuto. “Care italiane e cari italiani, abbiamo sbagliato totalmente la comunicazione sul Covid e sui vaccini, un po’ perché disorientati dai continui stop&go della scienza, un po’ perché dire la verità avrebbe scoraggiato molti di voi dal vaccinarvi. Me ne scuso e prometto di non farlo più. […]

Palazzo Chigi

Draghi decide: emergenza prorogata fino al 31 marzo

Oggi il governo proroga lo stato di emergenza fino al 31 marzo. Si aspetta la convocazione di un Cdm. Mario Draghi ha deciso questa accelerazione, dopo aver parlato con i leader della maggioranza. Giuseppe Conte e Enrico Letta anche ieri si sono espressi in favore, Matteo Salvini non si opporrà. Ma tutte le forze di […]

Colle 2022

Il Caimano ricatta Draghi e ordina ai suoi: “Franchi tiratori contro il premier”

Silvio all’assalto di Mario. La corsa. Salvini avvia le “consultazioni” per il Quirinale. Ma Berlusconi non vuol farsi da parte e organizza il boicottaggio

L’intervista. Maurizio Landini

“Certo che è uno sciopero politico: dà voce a chi sta male e non vota”

Il leader Cgil

Le parole e i fatti

Prelievo ai disabili: Draghi nega, ma l’ha fatto davvero

Partita di giro. Il governo smentisce il Fatto, ma è il suo ultimo decreto Fiscale che sposta i 200 milioni: la manovra li “restituirà” allo stesso Fondo in 4 anni

Negli Emirati

Renzi show in Arabia: “Servono emozioni, io tornerò al governo”

La conferenza. Speaker. L’ex premier non esclude un nuovo incarico, poi sceglie il sentimentalismo: “Il mio sogno è fare qualcosa per i giovani”

Procura di milano

Calcio, è indagato l’agente dei campioni: “Riciclaggio”

Serie A. I pm: “Fali Ramadani ha evaso 7 milioni”. Perquisito il collaboratore Chiodi Fari sulle cessioni di Chiesa e Pjanic. Acquisite email di 11 club, dalla Juve alla Spal

Libia

Presidenziali, si naviga a vista: la lista ufficiale dei candidati non c’è

L’Alta Commissione nazionale rimanda senza una data la pubblicazione dei nomi: improbabile che si voti il 24 dicembre

Caccia ai voti

Per lo shopping torna la “badante” Fascina

La fidanzata

Perché no

Il Colle non sia il luogo del disonore nazionale

B. Capo dello Stato

Berlusconi al Quirinale? No, grazie

L’orrore Cirami, i Girotondi e l’inviato Onu dalla Malesia

Dodicesima puntata. 2002. Borrelli ripete tre volte “resistere”, B. e Previti tentano la fuga a Brescia per legge, l’opposizione tace, la gente affolla le piazze

Il leader 5S

Conte, le mosse da Quirinale: vede Draghi, poi vertice coi big

Ieri incontro a Palazzo Chigi con il premier

L’intervista. Davide Crippa

“Draghi deve rimanere a Palazzo Chigi. Sul Colle il M5S coinvolga tutti gli eletti”

Capogruppo 5S alla Camera: “Scegliere il candidato sul web? Valuteremo”

L’intervista. Andrea Crisanti

“Da noi troppi mix, difficile dire quanto duri la protezione”

Professor Andrea Crisanti, oggi che facciamo dai 300 ai 500 mila tamponi al giorno, sia pure con moltissimi antigenici rapidi, possiamo dire che i casi rilevati si avvicinano a quelli reali? No, lo dice il numero dei decessi, che in media avvengono a 15-20 giorni dall’infezione. Se abbiamo 80/100 decessi negli ultimi 4-5 giorni vuol […]

Aperta un’inchiesta

Ravanusa, i morti sono sette: anche una donna incinta

Si è continuato per tutta la notte a scavare tra le macerie di Ravanusa (Agrigento) nella speranza di trovare le ultime due persone che al momento in cui andavamo in stampa risultavano disperse: un 70enne e il figlio di 30 anni. La cittadina è stata sconvolta sabato da una forte esplosione dovuta a una fuga […]

Attacco alla Ong

Eni a Report: “No a Recommon in tv parla male di noi”

L’ufficio legale di Eni attacca Recommon, sostenendo che l’ong anticorruzione e il suo rappresentante Antonio Tricarico non possono essere degni interlocutori del servizio pubblico televisivo italiano. La compagnia petrolifera ha inviato una lettera a Report, protestando preventivamente contro l’intervista a Tricarico annunciata per la puntata del programma di Rai3 andata in onda ieri sera. “Non […]

’Ndrangheta in calabria

Processo “Pedigree”, condannati 15 imputati

Tutti condannatii 15 imputati del processo “Pedigree” contro la cosca Serraino. La sentenza di primo grado è stata emessa ieri dal gup Tommasina Cotroneo che ha accolto la richiesta della Dda di Reggio Calabria. Il giudice ha condannato a 15 anni e 4 mesi di carcere Francesco Russo, ritenuto il capo locale della famiglia. Giudicati […]

Omicidio Cerciello Rega

Foto di Hjorth bendato, carabiniere a processo

È accusato di avere scattato la foto di Christian Gabriel Natale Hjorth, uno dei due ragazzi americani condannati all’ergastolo per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, mentre era bendato in stato di fermo in una caserma dell’Arma e di avere diffuso quell’immagine in una chat whatsapp. Per questo il carabiniere Silvio Pellegrini, che finì indagato […]

Con altre cinque persone

Foggia, appalti truccati. Arrestato dg ospedale

Il direttore generaledel Policlinico Riuniti di Foggia Vitangelo Dattoli è stato posto agli arresti domiciliari insieme ad altre 5 persone – due dirigenti, uno dei Riuniti e l’altro della Asl; due imprenditori e un faccendiere – per turbativa d’asta e falso ideologico in un’inchiesta della Procura di Foggia che riguarda due appalti da 36 milioni […]

Bollette

A caccia di risorse per evitare la stangata

Il tempo stringe. Servono 3-5 miliardi di euro in più per limitare gli aumenti “solo” al 15%

Terzo Trimestre 2021

Ripresa diseguale e insufficiente: 500 milioni di ore lavorate in meno

Almeno per questo giro, niente miracolo economico. Nel trimestre estivo, quello in cui erano le aziende a lamentare addirittura di non trovare lavoratori, i dati sull’occupazione dicono che la crescita sta andando avanti – più 121mila occupati rispetto al trimestre precedente – ma non sembra all’altezza delle aspettative ottimistiche generate dall’aumento del Pil (+2,6%), dagli […]

Giustizia

Riforma del Csm, i magistrati in subbuglio “La Cartabia favorisce correnti e potentati”

Tutte (quasi) le correnti dei magistrati contro l’ipotesi di riforma della ministra della Giustizia, Marta Cartabia, che ha pensato una nuova legge elettorale per il Csm, il “maggioritario binominale”: collegio unico nazionale per i togati di legittimità, due consiglieri di Cassazione; 2 collegi per eleggere 4 togati in quota pm; 4 collegi per eleggere 10 […]

Sindacati preoccupati

Ex Ilva: nel piano meno emissioni, ma anche più Cig

Dieci anni e 4,7 miliardi di investimenti per decarbonizzare l’ex Ilva con i forni elettrici e l’idrogeno, ma anche con ampio ricorso alla cassa integrazione, per arrivare a produrre 8 milioni di tonnellate nel 2025, tagliando del 40% le emissioni di CO2 e del 30% le polveri sottili. Sono i punti salienti del piano presentato […]

Appello a Mattarella

Stoccaggio di Co2, la lettera di 51 ricercatori. “I 150 mln a Eni? Accanimento terapeutico”

“Un doloroso e insensato accanimento terapeutico”. L’inganno che si celerebbe dietro il maxi deposito di stoccaggio di CO2 di Eni nell’Adriatico è stato definito in questi termini domenica da 51 luminari, in una lettera aperta inviata a Sergio Mattarella e Mario Draghi. La missiva riunisce accademici provenienti da tutta Italia e alcuni ricercatori delle Agenzie […]

Il ritratto

Violante, che cambiò idea su tutto e ora ambisce al Quirinale

Per Cossiga era “il piccolo Vishinsky”. Quante stagioni. Magistrato impegnato nelle battaglie contro terrorismo e mafia, poi politico: attaccò Falcone e Craxi, salvo poi pentirsene, e Berlusconi (ma adesso è dentro una fondazione con Gianni Letta)

Anche Simone Biles

Usa, 380 milioni alle ginnaste vittime degli abusi di Nassar

Il comitato Olimpico e la federazione statunitense di ginnastica hanno accettato la proposta di patteggiamento da 380 milioni di dollari presentata da oltre 500 ginnaste, vittime di abusi sessuali per mano di Larry Nassar, medico della nazionale americana dal 1996 al 2017, e condannato nel 2018 a scontare tra i 40 e i 175 anni […]

Usa

“Talon Avil”: il nucleo segreto per colpire l’Isis faceva strage di civili

Secondo le rivelazioni del quotidiano americano New York Times, la squadra speciale delle forze armate Usa denominata Talon Avil, di cui in pochi conoscevano l’esistenza, durante la guerra all’Isis non ha colpito solo gli estremisti islamici, ma molti civili, senza alcun riguardo per donne e bambini. Droni armati ed esplosivi sono stati usati eludendo le […]

Sul film

È stata la mano di Sorrentino

“Così torna una Napoli che non c’è più”. “A lui va rivolto un grazie”

In sala da giovedì

Il Diabolik dei Manetti Bros seduce meno della Jaguar

La regia dei due fratelli romani è molto pulita e rispettosa del fumetto, ma senza guizzi né “terrore”: le auto rubano la scena agli interpreti

Nel 2022

“L’ultimo girone”: i Litfiba festeggiano 40 anni più Iva (il Covid) con un tour di addio

“Abbiamo litigato più degli Oasis”

L'articolo In Edicola sul Fatto Quotidiano del 14 Dicembre: “Gl’infetti sono il triplo”. E il Green pass fa flop proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3dOBoGS
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

Da due anni i giornalisti libanesi sono sempre più sotto attacco da parte di attori statali e non statali. Secondo SKeyes (il Centro Samir Kassir Eyes per la libertà di stampa e di cultura), dall’ottobre 2019 sono stati registrati oltre 100 casi. L’ultimo caso è quello di Radwan Murtada, del quotidiano Al-Akhbar, che il 26 novembre è stato condannato a 13 mesi di carcere per offesa alle forze armate.

Ma la storia che voglio raccontarvi questa settimana riguarda Nada Homsi, una freelance statunitense che lavora per varie testate arabe e internazionali. È stata arrestata il 16 novembre ed è tuttora in stato di detenzione. Della sua vicenda si stanno interessando Human Rigths Watch e Amnesty International.

Secondo quanto riferito dall’avvocata Diala Chehade, che ha assunto la sua difesa, Nada Homsi si è vista irrompere in casa da agenti della Sicurezza generale privi di mandato giudiziario. Dopo il ritrovamento di una piccola quantità di cannabis, gli agenti hanno fatto una telefonata in procura e hanno arrestato la giornalista e il marito, sostenendo vagamente di avere prove contro di lei basate su informazioni d’intelligence. Di quali prove d’intelligence si tratti, non è dato saperlo. Ufficialmente, Nada Homsi è accusata di consumo di droga.

Per i primi sei giorni dopo l’arresto, Nadia Homsi non ha potuto contattare avvocati né familiari. Quando ha insistito per essere difesa, le è stato risposto che “qui alla Sicurezza generale non funziona così”.

Il 25 novembre la procura ha ordinato la scarcerazione ma la Sicurezza generale ha ignorato l’ordine emettendo un decreto di espulsione perché la giornalista non avrebbe il permesso di lavorare in Libano. Il 1° dicembre Amnesty International e Human Rights Watch hanno scritto al capo della Sicurezza generale, il generale Abbas Ibrahim, sollecitando il rilascio di Nadia Homsi e indagini sull’operato dei suoi sottoposti. Non c’è stata ancora risposta.

L'articolo In Libano i giornalisti sotto attacco sono stati oltre 100 in due anni. Tra loro anche Nada Homsi proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3pQRUM5
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

Uno degli argomenti attualmente più dibattuti riguarda l’estensione della vaccinazione anti Covid 19 ai bambini di 5-11 anni, eventualità che già avevamo paventato e che ora si sta purtroppo concretizzando. Come noto, il 25 novembre l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha raccomandato di concedere un’estensione dell’uso del vaccino BioNTech-Pfizer ai bambini da 5 a 11 anni ed il 1° dicembre è arrivata puntuale l’autorizzazione anche da parte di Aifa.

Confesso di essere rimasta profondamente sconcertata nel leggere sul sito di AIFA che, a parere del CTS, “la vaccinazione comporta benefici quali la possibilità di frequentare la scuola e condurre una vita sociale connotata da elementi ricreativi ed educativi che sono particolarmente importanti per lo sviluppo psichico e della personalità in questa fascia di età”.

L’argomentazione mi sembra francamente assurda perché diritti primari dell’infanzia quali giocare e condurre vita sociale non dovrebbero certo sottostare al “ricatto” di farsi vaccinare, tanto più che lo stesso CTS riconosce che Covid-19 ha nei bambini un decorso “sicuramente più benigno”, anche se in alcuni casi può associarsi al rischio di Sindrome Infiammatoria Multisistemica (MIS-C).

Ma di che entità è questo rischio e davvero possiamo essere tranquilli facendo vaccinare anche i più piccoli? Ricordo che la Covid-19 nei più piccoli non solo ha decorso più benigno, ma spesso è addirittura asintomatica, con una letalità dello 0,003% fra i 6 e gli 11 anni. Facendo una stima, sulla base dell’ultimo report dell’ISS [documento, pag. 12], si desume che, su un totale di 20 deceduti per Covid fra 0 e gli 11 anni dall’inizio della pandemia, in un anno i decessi siano stati meno di uno al mese, in genere in presenza di da altre patologie. La Sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-C) è rara: negli Usa colpisce 3,16 su 10.000 bambini infettati con Sars-CoV-2 , in modo nettamente prevalente bambini afroamericani, ispanici e asiatici rispetto ai bianchi, mentre è molto rara in Germania: 1,7 su 10.000 casi positivi.

Inoltre l’associazione con SARS-CoV-2 è possibile ma incerta e non è chiarito in quale misura le vaccinazioni la evitino, durata e gravità dei sintomi del “Long Covid” sono poi simili a quelli di comuni patologie virali, ma c’è di più.

Penso infatti che pochi sappiano che lo studio presentato da Pfizer per ottenere l’autorizzazione in questa fascia di età, dopo una prima fase in cui il vaccino è stato testato su 48 bambini, ha coinvolto nella fase successiva in tutto 2268 bambini fra 5 e 11 anni: a 1517 è stato somministrato il vaccino e a 751 il placebo e l’intera coorte è stata mediamente seguita per poco più di 2 mesi ed al massimo per 2,5 mesi.

Lo studio clinico è di dimensioni troppo piccole e di troppo breve durata per quantificare rischi quali ad esempio quello di miocardite, come riconosciuto dalla stessa FDA nella sua lettera di approvazione a BioNTech/Pfizer il 23 agosto; per non parlare della totale assenza di studi circa l’azione cancerogena, come dichiarato dalla stessa azienda produttrice.

Come si può quindi spingere i genitori, anche da parte delle società di pediatria, a vaccinare i propri figli quando esistono così grossolane lacune? Il problema è cruciale, ma purtroppo – come era facilmente prevedibile – la richiesta di confronto col CTS da parte della commissione medico scientifica (CMS) indipendente di cui mi onoro fare parte, è caduta finora nel vuoto.

La Commissione/CMS tuttavia ha espresso ugualmente la propria posizione in 16 punti che sono qui disponibili per chiunque voglia documentarsi prima di fare scelte così importanti per la salute dei propri figli.

La nostra Commissione è grata al Coordinamento 15 ottobre che non solo si è fatto carico dell’esigenza non più rinviabile di trasparenza e verità, ma si è fatto anche interprete della richiesta di un confronto scientifico fra pari veramente degno di questo nome, ovviamente la Commissione è al servizio e apprezzerà il supporto di tutti coloro, cittadini e associazioni, che parimenti reclamano verità e trasparenza.

E per concludere un’ultima riflessione: spesso mi sento dire “io credo nella scienza”, quasi che la scienza fosse una nuova religione. Personalmente io invece credo nel “metodo e nel dibattito scientifico”, senza censure né dogmi, ed è questo ciò che come Commissione reclamiamo non solo per il bene di tutti, ma della stessa scienza.

L'articolo I miei dubbi sulla vaccinazione nei bambini dai 5 agli 11 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3rX1EqQ
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

È notizia di pochi giorni fa che in Giappone sono in corso alcuni test per creare uno yen digitale. La criptovaluta, chiamata DCJPY, dovrebbe essere lanciata sul mercato nel 2022. In effetti, già da tempo nel mondo si discute dell’opportunità di introdurre criptovalute di Stato, tecnicamente stablecoin denominate “CBDC” (Central Bank Digital Currency), il cui valore è ancorato a quello della valuta avente corso legale (valuta “fiat”) in un rapporto di 1:1.

La stessa Unione Europea (seguendo l’esempio di alcuni Stati) ha avviato un progetto per l’emissione e circolazione di un euro digitale su blockchain, che dovrebbe garantire efficienza, trasparenza, liquidità e velocità delle transazioni, aumentando l’inclusività finanziaria e prevenendo il rischio di riciclaggio di denaro e di attacchi informatici. Ma è davvero così? Cosa si cela dietro l’improvvisa e affannosa rincorsa degli Stati di tutto il mondo alla creazione di una loro criptovaluta?

Innanzitutto, si sta giocando una partita importantissima che vede, da una parte, gli Stati e, dall’altra, il comune “amico-nemico” Bitcoin (simbolo e allo stesso tempo capro espiatorio di tutto l’universo dei cryptoasset): in palio c’è il monopolio pubblico della moneta, da sempre nelle mani dei governi centrali, ma oggi messo in discussione dalla rivoluzione tecnologica della blockchain.

Chiariamo subito che non esiste una definizione universalmente accettata di moneta, sebbene tale concetto accompagni l’uomo sin dall’antichità. In estrema sintesi, gli esperti riconoscono alla moneta tre funzioni:

1) unità di conto, che assolve la funzione di prezzare beni e servizi in unità numeriche (quanto più è stabile – cioè poco volatile – il tasso di cambio di una moneta, tanto più assolve tale funzione);

2) riserva di valore, che assolve la funzione di mantenere stabile nel tempo il valore di una valuta, in modo che possa essere conservata come risparmio ed essere spesa in futuro;

3) mezzo di pagamento, che assolve la funzione di scambio di beni e servizi contro un corrispettivo in valuta.

Semplificando, i governi detengono il monopolio della moneta al fine di garantire tali funzioni, il che è sicuramente apprezzabile. La stabilità della moneta è infatti fondamentale per il commercio e per l’ordine economico, nonché per le finanze dei cittadini. Nondimeno, da più parti è stato correttamente osservato che Bitcoin e payment token non assolvono appieno tali funzioni e non sono pertanto equiparabili ad alcun tipo di strumento di pagamento tradizionale (nonostante l’Agenzia delle Entrate sia di opinione contraria). Basti pensare all’elevata volatilità di tali asset o alla circostanza che Bitcoin, ad oggi, è assimilabile a oro digitale, perché è un bene emesso in quantità limitata, che spinge gli investitori a tenerlo (“HODL”), anziché a spenderlo.

Apparentemente, pertanto, criptovalute e valute tradizionali potrebbero convivere serenamente, eppure gli Stati temono fortemente che possano sovvertire il dogma della sovranità monetaria per un motivo ben preciso: le criptovalute (e in particolare Bitcoin) ridisegnano il concetto di fiducia che è alla base dei rapporti economici e, dunque, monetari.

L’accettazione di un bene (oro, banconote o criptovalute) come moneta si basa sempre sulla fiducia che tutti noi riponiamo nel valore di quel bene. In fondo, l’accettazione di pagamenti in euro da parte di tutti noi avviene perché l’Unione Europea e il mercato globale garantiscono, in varie forme (vere o presunte), che l’euro continuerà ad assolvere tali funzioni. Nell’antichità, l’oro era accettato ovunque perché tutti ritenevano che altri avrebbero accettato di essere pagati in oro, e così vale per le monete “fiat”. Senza fiducia non vi può essere moneta.

Le criptovalute non sono emesse o garantite da una banca centrale o da un’autorità pubblica, bensì da tutti i partecipanti alla rete e questo rivoluzionario concetto di fiducia distribuita, grazie alla sicurezza della tecnologia sottostante, potrebbe minare la sovranità monetaria degli Stati, perché Bitcoin per certi versi rappresenta un sistema più affidabile dei governi centrali e dunque potrebbe “concorrere” con le monete tradizionali.

Ma gli Stati, con l’introduzione di stablecoin centralizzate, paiono non soltanto voler riaffermare la loro sovranità monetaria, bensì potrebbero tecnicamente spingersi molto oltre, creando un penetrante meccanismo di controllo dei cittadini, che presenta luci e ombre. Con l’introduzione di stablecoin statali, infatti, sarà definitivamente possibile velocizzare i trasferimenti di moneta (si pensi all’eliminazione dei tempi e dei costi di invio e ricezione dei bonifici), eliminare il contante e sostituirlo con pagamenti tracciati in modo inalterabile. In un futuro non troppo lontano, in cui tutto sarà tracciato e l’unica moneta statale consisterà esclusivamente in una scritturazione contabile detenuta dai governi centrali, i vantaggi potrebbero essere notevoli (si pensi alla drastica riduzione dell’evasione fiscale), ma i rischi di censura e di controllo dei cittadini potrebbero essere enormi.

Non è infatti un caso che Bitcoin sia sorto all’indomani della crisi del 2008, come una moneta 2.0 idonea a garantire democraticità e libertà finanziaria. In oltre dieci anni di esistenza, Bitcoin è cambiato molto e ancora cambierà, non è la soluzione a tutti i mali (basti pensare al fondamentale problema del consumo energetico), ma non è nemmeno quel demone che a volte viene descritto. C’è chi addirittura ha definito Bitcoin una “moneta cattiva” (citando una legge economica del XVI secolo), suggerendo che le “monete buone” siano soltanto quelle statali, con un paternalismo economico che probabilmente non ha più ragion d’essere.

Occorrono, pertanto, più equilibrio e più attenzione da parte di tutti noi. Sono certamente innegabili i vantaggi di una stablecoin statale, ma è altrettanto auspicabile che i governi di tutto il mondo volgano lo sguardo a Bitcoin e al mondo crypto con più coraggio e spirito critico, abbracciando l’evoluzione sociale ed economica che esso porta con sé in un nuovo ordine economico, in cui Bitcoin potrebbe rappresentare l’esperanto dell’economia globale, senza per questo soppiantare le valute statali.

L'articolo Criptovalute di Stato: in palio il monopolio pubblico della moneta e il controllo sui cittadini proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3yh67G2
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

Secondo un recente studio che verrà pubblicato su Lancet che riguarda 10.000 giovani di età compresa tra 16-25 anni in 10 paesi, quasi il 60% dei bambini e degli adolescenti dichiara di sentirsi “molto o estremamente” preoccupato dei cambiamenti climatici. Quasi la metà dichiara che le proprie paure relative ai rischi ecologici hanno già influenzato negativamente la propria vita quotidiana. Inoltre, circa tre su quattro pensa che il futuro sia spaventoso, mentre oltre la metà ritiene che l’umanità sia già condannata.

La letteratura scientifica mostra che l’ansia climatica (così la definirebbero molti psicologi) di bambini e adolescenti è spesso associata a percezioni di azioni ecologiche inadeguate da parte di adulti e governi, oltre a sentimenti di tradimento, ingiustizia, abbandono e danno morale. In un altro sondaggio sulle preoccupazioni eco-riproduttive apparso su Climatic Change, il 59,8% degli intervistati ha riferito di essere “molto o estremamente preoccupato” per l’impronta ecologica causata dal procreare mentre il 96,5% è “molto o estremamente preoccupato” per il benessere dei propri figli esistenti, attesi o ipotetici. Gli intervistati più giovani sono più preoccupati di quelli più anziani. Perché? Come si spiegano queste differenze generazionali?

La prima ipotesi è che bambini e adolescenti comprendano meglio la scienza del cambiamento climatico rispetto agli adulti? Si tratta ovviamente di una provocazione, anche se può capitare che perfino esperti di fama internazionale siano più disinformati di alcuni adolescenti. Qualche settimana fa, numerosi commentatori hanno messo a confronto le opinioni di Antonino Zichichi e Greta Thunberg al fine di ridicolizzare la giovane attivista al cospetto del grande scienziato. Tuttavia, affermazioni sul (recente) riscaldamento globale come “Le attività umane incidono al livello del 5%; il 95% dipende invece da fenomeni naturali legati al sole” non trovano alcun sostegno dalle prove scientifiche. Zichichi, oltre a una lunga lista di prestigiose onorificenze e incarichi scientifici, è conosciuto anche per i suoi legami con think tank neoliberiste come Heartland Institute.

Resta da capire quindi se l’ansia climatica sia causata da una percezione emotivamente carica di aspetti della realtà che non sembrano aver lo stesso impatto sugli adulti. Che prove scientifiche ci sono a sostegno delle preoccupazioni sul futuro dell’umanità dei più giovani? Esiste una montagna di evidenza. Un articolo di qualche anno fa apparso su Proceedings of the National Academy of Sciences ha suggerito che la nostra civiltà avrebbe circa una possibilità su 20 di rischiare “risultati catastrofici o esistenziali” a causa del cambiamento climatico. Gli autori dell’articolo sottolineano: “è come prendere un volo con una possibilità su 20 che l’aereo… si schianti”. Poi aggiungono: “non saliremmo mai su un aereo con una possibilità su 20 di precipitare, ma allora perché siamo disposti a mandarci i nostri figli e nipoti?”.

La preoccupazione di bambini e adolescenti di dover affrontare un futuro estremamente incerto, se non pericoloso, sembrano unirsi alla consapevolezza dei rischi ecologici causati dalla procreazione. Preoccupazioni esagerate? Anche qui, cosa dicono le prove scientifiche? In uno studio di qualche anno fa apparso su Environmental Research Letters che ha esaminato 39 articoli sottoposti a revisione paritaria si è osservato che “avere meno figli” è di gran lunga il comportamento ecologico più efficace nel ridurre la propria impronta di carbonio (in media 58.6 tonnellate di anidride carbonica annue). Non usare auto (2.4), rinunciare ai viaggi aerei (1.6), comprare energia rinnovabile (1.5), usare un’auto più efficiente (1.19), passare da auto elettrica e nessuna auto (1.15), diventare vegetariani (0.8), lavare i vestiti in acqua fredda (0.2) riciclare (0.2) e sostituire le lampadine a incandescenza con diodi emettitori di luce (0.1) hanno un impatto importante, ma di gran lunga inferiore.

Mentre i giovani attivisti di Extinction Rebellion e Fridays for Future fanno il possibile per fermare la catastrofe, il mondo adulto non sembra del tutto consapevole dell’urgenza e pervasività del problema. Forse vive in uno stato di inerzia psicologica che offusca la percezione della realtà e ostacola urgenti azioni collettive per evitare il collasso ecologico?

L’inerzia del mondo adulto non è solo psicologica, ma anche economico-politica. Un esempio? Nel 2020 l’industria dei combustibili fossili ha beneficiato di sussidi governativi per un valore di 5,9 mila miliardi di dollari – il Pil globale nello stesso anno era di circa 84,54 mila miliardi di dollari. Regalare sussidi all’industria dei combustibili fossili è molto peggio che negare il rischio esistenziale. E’ come investire nel proprio suicidio collettivo.

Forse bambini e adolescenti interpretano il mondo in modo troppo emotivo, a volte autolesionistico, ma come faremo a impartire loro lezioni mentre li spingiamo verso il precipizio ecologico?

L'articolo Ansia climatica dei ragazzi e inerzia degli adulti: a sostegno dei primi, c’è una montagna di prove proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3IFo0Dd
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

C’è probabilmente una fuga di gas all’origine dell’esplosione che ha sconvolto il centro storico di Ravanusa (Agrigento), facendo crollare uno stabile di quattro piani, oltre agli edifici adiacenti. Il sindaco Carmelo D’Angelo ha lanciato un appello su Facebook: “Chiunque abbia autobotti e mezzi meccanici ci dia una mano. È un disastro”.

L'articolo Agrigento, il primo appello del sindaco di Ravanusa dopo l’esplosione: “Un disastro, abbiamo bisogno di autobotti, pale e ruspe” proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3pNETD4
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

I vigili del fuoco, che scavano incessantemente da ore tra le macerie e i detriti per cercare i dispersi in seguito all’esplosione e al crollo di una palazzina avvenuti a Ravanusa (Agrigento), in Sicilia, hanno recuperato il corpo di una donna purtroppo privo di vita. Sale a quattro il numero delle vittime, ma due donne sono state estratte dalle macerie ancora in vita.

L'articolo Agrigento, esplosione e crollo di una palazzina a Ravanusa. I vigili del fuoco scavano tra le macerie: le immagini delle ricerche dei dispersi proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3lTA7CM
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

Il Commissario Figliuolo prepara l’azzeramento delle forniture di dispositivi di protezione individuale e di tamponi alle Rsa. In questi giorni le Regioni stanno informando gli enti gestori delle strutture che ospitano anziani non autosufficienti del fatto che a partire dal primo gennaio 2022 dovranno provvedere autonomamente a dotarsi dei sistemi di prevenzione dal contagio da Covid-19.

“Con la presente siamo a informarvi che a partire dal 1 gennaio 2022 gli Enti Gestori delle Unità d’offerta della Rete Territoriale extraospedaliera dovranno provvedere, in autonomia, all’approvvigionamento dei fabbisogni, di cui all’oggetto, tramite i propri canali ordinari. Conseguentemente, da tale data cesseranno le forniture da parte della scrivente Ats“, si legge per esempio in una missiva dell’Azienda sanitaria lombarda datata 9 dicembre 2021 il cui oggetto è appunto la dotazione di protezioni individuali e test diagnostici per la prevenzione del rischio di contagio da Covid 19 per il 2022. E che si conclude con l’impegno ad aggiornare i gestori nel caso in cui “dovessero proseguire le consegne da parte della Struttura Commissariale, che fino ad ora ha garantito la fornitura dei dispositivi e dei test diagnostici a Regione Lombardia”.

Tutto nasce con l’approssimarsi della scadenza dello stato di emergenza, al momento prevista al 31 dicembre, con la gestione commissariale che ha iniziato a mettere le mani avanti programmando lo stop alle forniture. Non a caso alcune regioni, come la Lombardia, starebbero già valutando un intervenendo diretto per sostituirsi allo Stato. Tuttavia, fanno notare i gestori, i dpi lo Stato non li ha praticamente quasi mai forniti. Molto diverso il discorso dei tamponi al momento forniti gratuitamente anche per gli screening che la popolazione delle Rsa svolge periodicamente, in genere ogni 15 giorni.

“La fornitura dei tamponi, che ci sia o non ci sia lo stato di emergenza, serve a garantire la continuità dello screening alla popolazione più a rischio in un momento in cui è in corso la quarta ondata”, sottolinea l’avvocato Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia. “Il problema è serio e non si può dire ‘pensateci voi'”, aggiunge ricordando come l’effetto combinato del green pass senza l’obbligo vaccinale abbia moltiplicato esponenzialmente la domanda di tamponi. “Scelte legittime, ma se le Rsa si devono mettere in fila dai privati, rischiano di non avere lo screening nei tempi giusti”, è la preoccupazione di chi teme che così si abbassi “il livello di sicurezza” delle strutture. E la questione non è solo economica: “Un conto è procurarsi i tamponi rapidi, un conto sono i molecolari”. Dove l’Ats si muove agilmente anche grazie alle convenzioni con i laboratori privati che le singole strutture non possono ottenere con altrettanta efficacia del pubblico.

L'articolo Residenze per anziani, la struttura commissariale verso il taglio delle forniture di tamponi Covid: lo stop dal 1° gennaio proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/30i2Fye
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J

Parlare di Inter, più che altro di interismo, in un libro in cui il calcio diventa quasi “una scusa”. A dirla così sarebbe quasi un assist per i più classici sfottò pallonari: andrebbe anche bene. Il libro è “Interisti Social Club, viaggio al termine delle nostre notti insonni nell’anno dello scudetto”, edito da Mondadori e scritto da Tommaso Labate, giornalista del Corriere della Sera e interista, ovviamente.

Chiaro il richiamo a Louis-Ferdinand Celine nel titolo, che identifica la fine della notte con la vittoria dello scudetto nerazzurro, una sorta di crocevia: “Ho aspettato che l’Inter tornasse a vincere dopo 10 anni – spiega Labate – per riflettere su ciò che era capitato in quell’intervallo di tempo. E in questa riflessione il calcio diventa una scusa, un mezzo per analizzare anche il contesto sociale: emerge che il tifoso oggi è diventato quasi come una sorta di leader di partito della prima repubblica, che mentre tutto va male è lì, dopo una vittoria, a dire che tutto va bene“.

E mentre la notte è ben definita con il decennio di vacatio di vittorie interiste, quel “social” del titolo non deve fuorviare: “Nel mio libro non c’entrano niente i social, anzi, è molto ‘vetero’. Faccio un esempio: parlo di tifoso ‘governomonti‘ così, tutto attaccato, perché se oggi ci si ritrova in un ipotetico bar sport l’argomento di discussione per eccellenza sono le plusvalenze. La parola ‘plusvalenza’ nelle discussioni dei tifosi oggi è più utilizzata della parola dribbling: ecco io vorrei che il calcio fosse spoglio di tutto ciò”.

Con la dimensione del tifoso che in ogni caso è un iperuranio a se stante, la malattia giovanile che dura tutta la vita di Pasolini, con tratti ben marcati di infantilismo. Tommaso Labate infatti spiega: “Il calcio è il regno della doppia morale: parlo di me stesso, assolutamente convinto sostenitore in periodo Covid di distanziamento, utilizzo delle mascherine e tutto il resto…ecco osservando la festa scudetto mi sembravano tutte prescrizioni ben rispettate. Il mondo del calcio e il mondo dei tifosi sono il paradiso della doppia morale”.

E chiaramente c’è il mondo dell’Inter tra le 156 pagine del libro di Labate, dell’Inter e degli interisti: “Lo scudetto è stata quasi una liberazione. Una liberazione dalla figura di Mourinho che più che l’uccisione del padre assume i contorni della ‘mucca nel corridoio‘ di Bersani. Ecco tutti gli allenatori che si sono succeduti sulla panchina nerazzurra in questi anni hanno dovuto fare i conti con la mucca nel corridoio che aveva Mourinho. Poi la liberazione non a caso con Conte, uno che il 5 maggio 2002 a Udine esultava in maglia juventina, e con Simone Inzaghi che è stato uno degli autori dei gol della Lazio nello stesso giorno. Conte e Inzaghi hanno allontanato la mucca dal corridoio, il primo nelle vesti di Papa straniero”.

Mourinho, sì, ma non solo: “Parlo anche di storie come quella di Corrado Verdelli, ex agente di borsa che raccontava l’ansia che lo accompagnava prima di gare importanti come quella contro il Bayern Monaco“. Dall’antropologia del tifoso alle mucche nel corridoio alle storie piccole. Con il calcio, anzi l’Inter, che diventa la miglior scusa per raccontarle.

L'articolo Interisti Social Club, Tommaso Labate racconta 10 anni di ‘notti insonni’: “Il tifoso è come un leader della prima repubblica” proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3DRWFd7
via IFTTT https://ift.tt/3pNvFGQ

Ogni quattro anni, con le estati olimpiche a riempire giornali ed esultanze, spunta qualche atleta che dal semi anonimato passa alla gloria. Questione di minuti: di prestazioni più o meno perfette che valgono le medaglie ai Giochi e l’ingresso nella ristretta categoria degli sportivi che ce l’hanno fatta. Di solito succede nelle discipline minori, definite così a causa dell’insopportabile vizio di pesare l’importanza di uno sport in base al seguito di pubblico. Ma tant’è. Non è questo il punto. Fatto sta che da essere nessuno, diventi un Dio. Per qualche giorno. E approfitti della ribalta mediatica. E ripensi a tutti i sacrifici fatti. E partono i ringraziamenti. Fateci caso: il primo grazie di solito è per “il mio maestro, quello che ha creduto in me e mi ha spinto a continuare nonostante le difficoltà”. Ecco: i primi maestri, quelli che insegnano sport, che crescono uomini e donne per farli diventare campioni. Vogliamo raccontarli così: capire il loro modo di intendere la competizione, scoprire i loro metodi, conoscere i loro aneddoti, sapere da chi hanno imparato. Ci saranno maestri noti e meno noti, espressione di discipline con grande o poco seguito. Unico comune denominatore: loro sono lo sport che insegnano e che hanno contribuito a migliorare. (Pi.Gi.Ci.)

————————————————————————————-

“Il bravo allenatore sa tirare fuori il talento dal suo allievo e soprattutto lo rende autonomo nel pensare con la propria testa. Un coach deve trasferire passione e grinta, facendo crescere i ragazzi anche umanamente. Apprezzo molto che le mie ragazze leggano libri e non stiano tutto il giorno attaccate al telefonino. Non diventi un campione se prima non lavori su te stesso. Io parecchie cose le ho capite in campo, relazionandomi con grandi campioni come per esempio Federer e Djokovic, persone molto umili che ti parlano serenamente come se ti fossero amici da sempre e in pochi minuti riescono a darti tanto”.

Tathiana Garbin, capitano di Fed Cup dall’ottobre del 2016. Ha preso in mano la squadra delle azzurre dopo i grandi successi (quattro vittorie in coppa) ottenuti sotto la guida Corrado Barazzutti. È stato complicato?
“Per me è stata una bella sfida, le big azzurre avevano vinto tanto e stavano pian piano chiudendo con la Nazionale. Forse era il momento peggiore per subentrare. Ma io sono arrivata a questo ruolo dopo parecchia gavetta in Federazione, dove sono dal 2011, da quando ho smesso di giocare: primo di diventare capitano, ho allenato l’under 14, l’under 16, l’under 18 e l’over 18”.

Come è stato il rapporto con chi l’ha preceduta?
“Barazzutti è stato molto disponibile. Mi aveva avuto anche come giocatrice, nel 2006 ho assistito alla finale vincente dalla tribuna e poi avrei indossato ancora la maglia dell’Italia. Mi ha sostenuto dopo la mia nomina, accompagnandomi in alcune trasferte durante il primo anno. Da lui ho cercato di prendere la dedizione al lavoro e l’umiltà”.

La prima convocazione azzurra da giocatrice le era arrivata già con Raffaella Reggi. Per un’atleta essere allenata da una donna è un vantaggio?
“La Reggi ha creduto in me per prima, quand’ero piccolina. Un’ex giocatrice sa riconoscere determinate emozioni dentro al campo”.

A lei un giorno piacerebbe allenare gli uomini?
“Sì, sarebbe un modo per chiudere il cerchio. Allenare significa spogliarsi delle proprie vesti, avere l’umiltà di fare un passo indietro e uscire dal protagonismo intrinseco del giocatore. Ogni giorno s’impara qualcosa. Io studio il tennis, i cambiamenti di gioco dei vari tennisti. Ho un amore infinito per questo sport e per me è ancora un divertimento. Tutto è iniziato quando avevo tre anni. Papà era ossessionato dallo sport, anche sci e ciclismo non solo tennis”.

Un maestro che ha avuto e vuole citare?
“Un tecnico molto bravo a preparare le partite è Giovanni Marra, con cui c’è sempre stato un buon feeling. C’era lui al mio fianco nel mio periodo migliore, nel 2007 sono arrivata 22esima al mondo e con l’Italia ho raggiunto la finale di Fed Cup”.

Com’era Tathiana Garbin da giovane tennista?
“A livello Juniores non ero certamente la migliore. Quindi ho iniziato a lottare già da subito con perseveranza e grinta”.

Nel 2004 ha sconfitto al secondo turno del Roland Garros Justine Henin, prima italiana nella storia a battere la numero uno.
“Un paio d’anni dopo la Schiavone ha battuto in Fed Cup la Mauresmo. La mia è stata sicuramente una spinta decisiva. La sana competizione tra le atlete italiane è stata fondamentale per la generazione d’oro femminile così come lo è oggi per gli uomini”.

Nel 1999 a 22 anni fece una sorta di Erasmus tennistico. Perché questa scelta?
“Ho preso la racchetta e ho fatto il giro del mondo, due mesi e mezzo da sola a giocare tornei nei posti più difficili e sperduti. India, Filippine, Tailandia… ho tirato fuori il carattere. L’ultima partita di questa mia avventura l’ho disputata a New Delhi, dove i bambini per strada sorridevano nonostante vivessero in pessime condizioni. Sono esperienze che ti cambiano il modo di vivere la vita. Da quel viaggio sono tornata a casa solo con le racchette, ho lasciato lì tutto, anche la borsa. Il tennis solitamente regala comodità, gli hotel sono confortevoli e gli spostamenti privilegiati. Se vuoi puoi costruirti la carriera, giocando sempre e solo in Italia. Io invece avevo voglia di vivere qualcosa di diverso. Sono andata via senza allenatori, in quei posti non è neanche così facile far venire qualcuno con te”.

È stata attenta anche a quello che succedeva fuori dal campo?
“Sì, e oggi consiglio sempre ai ragazzi di viaggiare per conoscere il mondo. Si capiscono molte più cose, anche di tennis. Tra l’altro in quei mesi all’estero ho ottenuto pure buoni risultati tennistici, chiudendo la trasferta intorno all’ottantesima posizione al mondo”.

Quale è stato il suo momento più difficile da giocatrice?
“Nell’ottobre del 2000, numero 42 al mondo, ho subito un’operazione alla tiroide. Quel periodo l’ho superato anche grazie all’esperienza dell’anno prima che mi aveva maturato”.

Naomi Osaka al Roland Garros 2021 ha dichiarato di soffrire di ansia e depressione. Può essere fatto qualcosa in più per aiutare chi va in difficoltà?
“Deve esserci un’educazione psicologica. Le ragazze non possono più arrivare ad un livello così alto senza un supporto adeguato a sostenere la pressione. C’è il rischio di arrivare presto al successo e non avere le spalle larghe per sopportare tutto ciò che quel mondo dà, anche per colpa dei social e dei media”.

Come sarà il futuro del tennis femminile azzurro?
“Barazzutti aveva l’imbarazzo della scelta, molte giocatrici potevano alternarsi tra di loro senza problemi. Oggi stiamo costruendo una bella squadra. All’inizio avevamo un carico di responsabilità non indifferente dovendo sostituire un team super vincente”.

Camila Giorgi dove può arrivare?
“Sarà importantissimo per lei riconfermare il 2021. Quest’anno ha vinto un torneo Wta 1000 e anche alle olimpiadi a Tokyo ha giocato partite di livello altissimo. Sarà un 2022 non facile, anche per via dei punti da difendere. Ma lei deve puntare ad arrivare tra le prime dieci”.

L’altra singolarista è Jasmine Paolini.
“Sul finire dell’anno ha giocato un gran tennis sia su terra che su veloce. Lei si sente più sicura sulla terra, ma è brava dappertutto”.

E il doppio è competitivo?
“Sì, Paolini e Trevisan giocano bene anche in doppio. L’anno prossimo proveranno più spesso a giocare insieme nei tornei. Tornerà utile alla Nazionale”.

La WTA intanto ha sospeso tutti i tornei in Cina ed a Hong Kong: da parecchi giorni ormai non si hanno notizie chiare sull’ex tennista Peng Shuai che ha accusato l’ex vicepremier cinese Zhang Gaoli di violenza sessuale. Che ne pensa di questa decisione?
“Conosco benissimo la ragazza dagli inizi della sua carriera, ci ho giocato contro parecchie volte. Sono sconvolta per quello che le è successo. Penso che la WTA abbia fatto una scelta giustissima e molto coraggiosa. Condivido assolutamente questa linea. Alcuni tennisti si sono già espressi a titolo personale, ora spero che anche l’Atp faccia qualcosa”.

L'articolo Tathiana Garbin: “Il bravo allenatore sa tirare fuori il talento dal suo allievo e lo rende autonomo nel pensare con la propria testa” proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano https://ift.tt/3dHibH9
via IFTTT https://ift.tt/eA8V8J