agosto 2018

“La nostra storia è finita più di un anno fa, ma lui mi perseguita con telefonate e incursioni sotto casa, ho paura. Lui non è un uomo violento, ma ho paura che possa scattare qualcosa di brutto. Mio figlio adesso andrà a lavorare a Milano e sarò sola, come farò? La situazione sta diventando pericolosa“. In un’intervista a TgCom24, Serena Grandi si sfoga e racconta la difficile situazione che sta vivendo a causa dell’ex compagno Luca Iacomoni.

L’attrice, rilanciata dal Grande Fratello Vip, spiega che i primi problemi sono nati proprio durante la sua partecipazione al reality di Canale 5, quando parlò dell’omosessualità del figlio: “Lo feci per dire alle altre mamme di accettare i propri figli per come sono, senza buttarli fuori di casa. Da lì sono cominciate le ingiurie continue nei confronti di Edoardo. Per me, che da sempre difendo i diritti degli omosessuali, sono state peggiori di qualsiasi altra violenza. Mi sono sentita raggirata. Quel reality mi è servito a farmi guardare dentro”.

“Sono molto provata. Ho cercato di tenerlo a freno – continua Serena -, ma non ci sono riuscita. Ho dovuto ricorrere a un legale, con tanto di denuncia dai carabinieri. Non parlo di violenza fisica, ma telefonate giorno e notte e messaggi e infinite mail. Ho tenuto tutto, le forze dell’ordine mi hanno detto che avevano bisogno di prove. Ora c’è un ordine di restrizione, con tanto di querela ed esposto”.

“Da tempo le cose tra noi non funzionavano – prosegue –  sono una donna indipendente, una guerriera e mi sono resa conto che avevo al mio fianco un uomo senza gli attributi. La verità è che non accetta la fine di questa storia, e sono tanti gli uomini che non se ne fanno una ragione, ma perché? La mia è una battaglia anche per tutte le donne che stanno vivendo il mio stesso dramma, so cosa significa vivere nell’incubo, senza contare gli avvocati, i sold”.

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Un altro crollo ai Fori Imperiali: poco prima delle 14 si è staccato un pezzo della parete adiacente al Foro, vicino al gabbiotto di via Monte Tarpeo. La polizia municipale ha transennato l’area, mentre sul posto sono arrivati i carabinieri della stazione di piazza Venezia. Il cedimento potrebbe essere dovuto a infiltrazioni di acqua.

“Sono contento che non ci siano state vittime -ha affermato il ministro per i beni e le attività culturali Alberto Bonisoli  dal Lido di Venezia – per fortuna è andata così, non doveva succedere, e ci siamo attivati con un gruppo di lavoro. Siamo in un Paese fantastico ma siamo stati distratti da altre cose per capire se ci sono situazioni di pericolo e mapparle in maniera importante. Ne abbiamo già parlato all’interno del Governo e sarà una priorità dei prossimi mesi”.

La procura di Roma dalla mattina di venerdì sta indagando per disastro colposo sul crollo del tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, avvenuto giovedì nel centro storico della Capitale. Dopo la messa in sicurezza e il salvataggio delle opere d’arte presenti nella chiesa, l’area è stata posta sotto sequestro. I magistrati disporranno una consulenza tecnica per ricostruire quanto accaduto e verificare se ci sono state delle carenze nella manutenzione della struttura cinquecentesca. Al momento del crollo la chiesa era chiusa e non ci sono stati feriti.

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Migranti, intercettazione ex prefetto Padova: abbiamo fatto porcherie

Il Mattino di Padova ha pubblicato un’intercettazione in cui Patrizia Impresa, non indagata, parlerebbe di “schifezze” fatte nella gestione dei centri per i profughi finiti al centro di una maxi inchiesta



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Un poliziotto in servizio al commissariato di Adria, ex segretario provinciale del Coisp con un passato alla questura di Venezia, rischia un provvedimento disciplinare per la pubblicazione di post sulla morte di Stefano Cucchi, sui migranti, sullo stupro di Jesolo e su Laura Boldrini sul suo profilo Facebook. Provvedimenti che potrebbero costringerlo anche ad abbandonare la divisa. A riportare la notizia è l’edizione locale del Corriere della Sera che rende noto un lungo vertice alla questura di Rovigo per decidere come procedere nei confronti dell’uomo. Stando alla versione ufficiale, le autorità stanno “verificando la corrispondenza tra l’account del poliziotto e quello di chi ha pubblicato i post” e nel caso ” valuteremo le responsabilità”.

Due settimane di commenti e pubblicazioni che in poche ore sono diventati virali sul social, tanto che il Codacons ha chiesto vengano presi provvedimenti nei confronti dell’agente, Mauro Maistro. Dalla vittima di stupro a Jesolo, a Stefano Cucchi, dai migranti al comandante della Diciotti: l’uomo, senza limiti, commenta senza limiti gli avvenimenti che hanno occupato le pagine di cronaca degli ultimi giorni. “Questa mi sembra una cazzata come quella di Jesolo”, scrive in merito alla notizia della turista 19enne violentata a Rimini – per cui sono indagati due allievi poliziotti – aggiungendo che “troppe donne prima si mettono in situazioni strane e poi fanno le vittime”. Maistro si è scagliato anche contro la la minorenne aggredita a Jesolo e contro l’ex presidente della Camera Laura Boldrini con commenti sessisti.

“La celebrazione di una persona che valeva poco da vivo e che da morto è diventato un affarone”, è invece il commento che il poliziotto ha riservato a Cucchi, in occasione dell’uscita di “Sulla mia pelle”, il film che racconta gli ultimi sette giorni di vita del ragazzo morto mentre si trovava in custodia cautelare. A mettere sotto i riflettori i post incriminati è stata la collaboratrice del Fatto Quotidiano Selvaggia Lucarelli: “Io di poliziotti ne conosco tanti, so che si vergogneranno di un collega così”, ha scritto su Facebook accompagnando il post gli screenshot dei post del poliziotto. “Ora sta togliendo tutto, ma direi che è un po’ tardi – ha poi scritto Lucarelli – a meno che anche a lui qualcuno non abbia rubato l’iPad”, riferendosi al caso di qualche giorno fa dei post razzisti di un medico di Spoleto.

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La Procura di Brescia ha aperto un fascicolo contro ignoti, secondo quanto riportano Il Corriere della Sera e Il Giorno, per poter indagare a 360 gradi  sulla scomparsa della piccola Iuschra, avvenuta lo scorso 19 luglio a Serle. “Sono passati già 40 giorni, dove è mia figlia? Io voglio sapere cosa è successo. Le hanno fatto del male? Voglio risposte”, così Mdliton Gazi, il padre della 12enne autistica alle emittenti locali. La bambina è scomparsa mentre era in gita con altri ragazzi disabili e con gli operatori della fondazione Fobap, sull’altopiano di Cariadeghe a Serle, nel Bresciano.

Le ricerche della piccola sono iniziate il giorno stesso della scomparsa: oltre 1.500 operatori tra cui forze dell’ordine, Vigili del fuoco, soccorso alpino, protezione civile e volontari hanno lavorato incessantemente per dieci giorni, senza ottenere risultati. Il 29 luglio una battuta d’arresto, con lo stop ufficiale alle ricerche, riprese poi qualche settimana fa. Una quarantina di persone, infatti, insieme a delle unità cinofile sono tornate su alcune delle zone già monitorate in precedenza, probabilmente sulla base di nuove informazioni. Per il padre della bambina, che non si è mai allontanato da Serle durante i giorni di ricerca intensa, la figlia potrebbe essere stata rapita.

Nel periodo in cui le ricerche sono state sospese, Mdliton Gazi ha proseguito la perlustrazione del territorio in autonomia, assieme ad un gruppo di volontari della zona. In quota invece è sempre rimasto un presidio fisso pronto a raccogliere eventuali segnalazioni da parte di escursionisti e turisti di passaggio. La famiglia si è sempre opposta alla sospensione delle ricerche, tanto che il 5 agosto era scesa in piazza per una manifestazione organizzata assieme alle autorità, associazioni locali e conoscenti per chiedere chiarezza sulla scomparsa della bambina. Il titolo di reato dell’indagine sarebbe lesioni colpose.

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Il decreto legge Milleproroghe, che ha ottenuto il via libera del Senato a inizio agosto e attende ora l’esame della Camera, contiene norme “in palese violazione” della Costituzione. E che per di più, consentendo agli enti locali vicini al dissesto di rinviare la dichiarazione di default, potrebbero avere “gravi conseguenze per la finanza pubblica”. A lanciare l’allarme sono i magistrati della Corte dei conti, che chiedono al Parlamento di stralciare le disposizioni che modificano la disciplina dei bilanci degli enti territoriali.

Nel corso dell’iter a Palazzo Madama, spiega la magistratura contabile in una nota, sono stati inseriti due commi che consentono di non dichiarare il dissesto “in caso di rimodulazione o riformulazione del piano di riequilibrio pluriennale”. L’ente potrà quindi continuare la sua gestione “anche se è stato accertato che il piano di riequilibrio non è idoneo a raggiungere il suo risultato e che la situazione dell’ente si è aggravata”, spiegano i magistrati contabili. Impedire alle sezioni regionali di verificare la situazione finanziaria complessiva “appare in palese violazione degli articoli 81 e 97 della Costituzione, posti a tutela dell’equilibrio dei conti pubblici”.

Inoltre si ”indebolisce il risanamento della finanza pubblica, proprio in momenti nei quali c’è l’urgente necessità di liberare risorse per gli investimenti”. “Non è opportuno avallare una situazione di ‘accanimento terapeutico‘ per gli enti ormai in default”, sottolineano i magistrati. Infatti “procrastinare l’inevitabile dichiarazione di dissesto preclude un effettivo risanamento che consenta all’ente locale di potere ripristinare celermente l’erogazione delle prestazioni costituzionalmente necessarie, con un bilancio stabilmente riequilibrato”. Si chiede, quindi, lo stralcio delle norme nel corso dell’esame del decreto legge alla Camera, che vanno sostituite con “soluzioni che portino ad un effettivo, reale e tempestivo risanamento dei bilanci degli enti pubblici”.

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Incidente sul lavoro a Cuneo, 29enne muore schiacciato da un muletto

La fatalità è avvenuta nel comune di La Morra: un uomo di 29 anni, dipendente di un'azienda vitivinicola, si sarebbe ribaltato mentre guidava il mezzo, finendo in una scarpata  

Parole chiave: fps cuneo incidenti_lavoro


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I portatili moderni sono caratterizzati da elementi imprescindibili, ormai dati per scontati: una tastiera, un display e un touchpad. Stravolgere uno di questi in positivo (aggiungendo del valore) non è un lavoro semplice ed è proprio quello che ha fatto Asus con i suoi nuovi ZenBook Pro qui all’IFA2018 di Berlino.

Più precisamente si tratta di due modelli indirizzati a professionisti e aziende: lo ZenBook Pro 15 e lo ZenBook Pro 14, con schermi rispettivamente da 15,6 e da 14 pollici. Le configurazioni ovviamente includono processori Intel di ultimissima generazione, supportati da schede grafiche dal design ultrasottile, per mantenere il primato di soluzioni portatili più compatte sul mercato. A questo proposito Asus ha ridotto il più possibile anche i bordi del display, raggiungendo così un rapporto schermo-superficie superiore al 90%.

La vera novità di questa coppia di prodotti è comunque lo ScreenPad, un’evoluzione del classico touchpad studiata apposta per interagire con alcune applicazioni compatibili. Ciò trasforma la normale interazione con il pad, che di solito sostituisce funzionalmente il mouse, in un vero e proprio sistema per attivare azioni rapide e funzioni aggiuntive in grado di semplificare l’uso del PC sia ai professionisti, che ai comuni utenti.

L’azienda ci ha mostrato delle funzioni di base come la riproduzione musicale (tramite il lettore integrato o Spotify), la calcolatrice, l’integrazione con Office ma ci ha anche assicurato che tanti altri applicativi possono essere scaricati tramite lo store Microsoft o Asus e altri arriveranno, per rispondere alle esigenze professionali.

 

Trattandosi a tutti gli effetti di un display, è possibile anche impostare lo ScreenPad come un vero e proprio schermo secondario, per migliorare la propria produttività. In questo caso, dovendo occupare interamente la superficie del touchpad, si potrà passare dall’uso classico come puntatore ad uno touch più immediato.

Insomma un’idea interessante, che ci ha ricordato un po’ il lavoro fatto da Apple con la sua tanto chiacchierata Touch Bar, e che potrebbe rivelarsi davvero vincente se sviluppata con continuità.

Oltre alla nuova linea Pro però sono state presentate anche altre soluzioni a partire dallo ZenBook S, una versione ultracompatta con display da 13 pollici che spicca tra tutti per la sua autonomia che dovrebbe raggiungere addirittura le 20 ore a detta dell’azienda. Seguono i nuovi ZenBook in versione da 13, 14 e 15 pollici, per la prima volta con cornice ultrasottile dello schermo e nuova cerniera ErgoLift, che solleva la base rendendo più ergonomica la tastiera e più arieggiato il notebook, oltre ad enfatizzare il comparto audio.

 

Infine, a completare la linea di nuovi prodotti, arrivano anche due modelli ZenBook Flip, notebook convertibili rispettivamente da 13 e 15 pollici.

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Pare che, secondo la tesi sostenuta da un’importante uomo di governo, il popolo italiano abbia “caratteri puramente europei” che lo distinguono “completamente da tutte le razze extra-europee”. Poi: “Questo vuol dire elevare l’Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità”. Un’affermazione razzista, tra molte altre. È stata capace però di trovare vasti consensi tra il suddetto popolo; tanto da convincere l’uomo politico ad agire, appunto, su indiscutibile mandato popolare, a tal punto da adeguare le leggi a questa sintonia.

Di sicuro, la parola “popolo” continua a essere un intercalare ossessionante nel linguaggio di certi partiti. Ma spesso non nel senso sancito dal primo articolo della Carta costituzionale: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, dove si intende che l’insieme dei cittadini, senza distinzione di sesso, di razza (usato allora nel senso di etnia), di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali; la sovranità non è esercitata dal popolo direttamente (salvo che per il referendum), ma attraverso gli organi di rappresentanza che la Costituzione prevede.

Negli ultimi tempi invece alcuni partiti (italiani e non solo) agiscono in nome di un’altra parola, “populismo”, che ha perso i sui connotati originari ottocenteschi; in Italia per esempio divenuta la bandiera sventolata con orgoglio dai due partiti al governo. Infatti il timido premier tempo fa ha ottenuto il permesso di dire che è orgoglioso di essere populista, perché per lui il termine significa “attitudine ad ascoltare i bisogni della gente“.

Apparentemente democrazia e populismo potrebbero sembrare sinonimi, soprattutto in questo fluido XXI secolo. Apparentemente, perché tra la sovranità esercitata dal popolo in un sistema democratico e quella praticata dai partiti populisti, c’è una bella differenza, quella che corre tra la vita reale e quella finta diretta da un regista più o meno bravo. Però – finché le promesse elettorali e propagandistiche non svelano eventuale inconsistenza – molti cittadini pensano di contare qualcosa davvero e vari politici ci marciano, così da attribuirsi una sorta di delega in bianco.

In realtà democrazia e populismo non coincidono: la prima è un sistema di funzionamento della rappresentanza; mentre il populismo è un’ideologia, che qualche decennio fa era basata su slogan e adunate oceaniche, oggi sempre di più sul potere pervasivo dei media e soprattutto del Web. Certamente la democraziasi è dimostrata un sistema efficace e giusto, nei limiti delle possibilità umane. Lo è perché consente che siano rappresentate e “pesino” le opinioni e le scelte di tutti, anche quelle delle più o meno momentanee minoranze sociali e politiche. Così come la democrazia parlamentare è stata una grande conquista: in altre epoche tutto derivava da Dio o dal re/imperatore, che lo rappresentava sulla Terra.

Però quella stessa democrazia si trasforma in un tranello se scelte e opinioni delle persone non nascono da informazioni corrette e dati sufficientemente completi, bensì sono basate su slogan, bugie, paure e pregiudizi. Diventa un sistema efficace soltanto in teoria, ma fallimentare e controproducente proprio perché il popolo tende, come dire, a “non avere ragione”: una società democratica soltanto sulla carta, e in realtà disinformata e manipolata, può generare mostri.

Infatti è comune osservare leader populisti tanto infervorati nel dichiarare di agire in nome della volontà popolare quanto impegnati in deliberate campagne di disinformazione. Chi prova a informare meglio è accusato di appartenere a misteriose lobby o al “vecchio sistema” e di volere bloccare il presunto “cambiamento”. In altre parole, l’opinione pubblica viene (ri)plasmata sfruttando contraddizioni e disagi (per esempio incoraggiando la xenofobia) per renderla in sintonia col leader carismatico di turno. Lo dimostra il consenso popolare ricevuto negli ultimi cento anni da Mussolini, Hitler e Stalin, per citare le star delle dittature europee, fino agli attuali Putin, Trump, Erdogan o Maduro.

Sia chiaro: il popolo resta sempre sovrano, però la democrazia può ammalarsi. La ricostruzione di una democrazia sana passa attraverso la rinascita della coscienza civile, della solidarietà, della cultura liberale, dell’umanesimo sociale, della morale laica e della tolleranza. Serve ricostruirla per contrastare la rabbia, la prepotenza, il rancore, il linguaggio aggressivo, che condizionano ormai le nostre vite reali e virtuali.Tutto il resto – inclusa la spocchia di chi ha contribuito a far vincere i populismi e ora pontifica senza un barlume di capacità d’autocritica – è soltanto una zavorra o un alibi.

Ps
Chi è riuscito ad arrivare fino in fondo merita una precisazione. Il virgolettato iniziale sulla “superiore coscienza” degli italiani è tratto dal Manifesto della Razza, voluto nel 1938 da Mussolini per giustificare le persecuzioni contro gli italiani ebrei. E il Duce è stato uno che di propaganda populista se ne intendeva, infatti, anche quella scelta fu acclamata dalla maggioranza del popolo italiano.

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Dimenticatevi l’abito fatto di bistecche, quello “da nonna”, le super zeppe, le unghie lunghissime e tutti gli altri eccessi a cui siamo abituati ad associare il nome di Lady Gaga. Dismessi i panni della popstar (da quando non si sente un suo singolo in radio?), la signorina Germanotta si è reinventata come attrice, calandosi perfettamente nel ruolo della diva retrò. La star americana è infatti la protagonista di A star is born (“E’ nata una stella”), ennesimo remake dell’omonimo film di William A. Wellman del 1937. La pellicola che sancisce l’esordio alla regia di Bradley Cooper, anche coprotagonista, è stata presentata in anteprima fuori concorso alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia. 

Il suo arrivo in Laguna è stato da vera stella del cinema: capelli biondissimi alla Marilyn, raccolto in stile retrò con torchon da pin-up, tubino nero aderentissimo in stile anni Ottanta, rosa rossa tra le mani e miriadi di baci da dispensare. L’approdo all’Hotel Cipriani, a bordo di un elegantissimo motoscafo, ha mandato in estasi i fan. Stesso stile anche per il red carpet, dove si è presentata mano nella mano con Bradley Cooper (per buona pace della sua compagna Irina Shayk, rimasta in disparte con la figlia Lea). I flash dei fotografi erano tutti per loro. Abito bianco candido semplicissimo, con la gonna svasata alla Marilyn, capelli cotonati che le ricadevano morbidi sulle spalle, due grossi diamanti come orecchini, e un trucco leggero, molto naturale a completare il look. Sobria, molto vintage e per niente innovativa, ma perfetta per il suo nuovo ruolo da attrice. Quasi irriconoscibile se non fosse per le sopracciglia e i tatuaggi. A rovinare l’atmosfera solo la pioggia.

Anche nel film c’è un’insolita Lady Gaga tutta acqua e sapone: “Recitare per Bradley Cooper mi ha fatto scoprire la mia vulnerabilità, in qualche modo era come se recitassi nuda“. Certo, detto da lei che troppo vestita non c’è mai stata può suonare strano. Soprattutto ripensando ai videoclip dei suoi più grandi successi, da Born This Way a Telephone e Judas, dove la parola d’ordine era “provocare”. Ma questa sua metamorfosi totale nel giro di un’anno conferma la poliedricità di questo personaggio, capace di reinventarsi e restare sempre al passo dei tempi per non perdere il suo posto tra le “stelle”.

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Come dice il proverbio: sposa bagnata, sposa fortunata. È quello che succede a queste due neo mogli, in posa sugli scogli per la classica sessione di foto post matrimonio. “Lo sapevo…sapevo quello che sarebbe successo” si sente dire da chi le stava riprendendo con il cellulare dopo che una grossa onda le ha investite.

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“Uno come me in galera?”, è stata l’esclamazione di fronte a cronisti e telecamere di Federico Pesci, noto commerciante di Parma, arrestato con l’accusa di violenza sessuale e lesioni pluriaggravate per aver picchiato, stuprato e seviziato per almeno 5 ore una ragazza di 21 anni la notte del 18 luglio. L’imprenditore d’abbigliamento – parmigiano di 46 anni – ha adescato la donna su Facebook per poi abusarne, insieme al suo spacciatore, nella sua abitazione. “Sono uno regolare“, “sono uno apposto”, “nell’ambiente mi conoscono”, così le ha scritto sul social per convincerla ad uscire con lui per un aperitivo e poi condurla nel suo attico, dove la polizia ha trovato un borsone con vari strumenti di tortura. Stringhe di cuoio, cinture, e anche un un morso per tappare la bocca, alcune fruste altri oggetti usati per il bondage.

Ad eseguire il piano  – secondo la ricostruzione della polizia e della Procura di Parma che hanno gestito le indagini –  era presente Wilson Ndu Aniyeme, 53 anni, spacciatore, dal 2011 irregolare in Italia. Anche lui un volto noto per chi in città fa uso di cocaina, e per gli abitanti della zona. Lo spacciatore nigeriano, infatti, era domiciliato nei pressi di casa Pesci. Una volta giunti in casa, Pesci ha contattato telefonicamente Anihem, chiedendogli di portare della cocaina. Insieme si sono drogati e per almeno 5 ore –  è il racconto degli inquirenti – hanno abusato della ragazza, riempendola di botte e seviziandola. Legata e imbavagliata, per tutta la notte la ragazza “ha subito delle violenze brutali”, hanno riferito gli investigatori. Non solo, mentre si consumavano le violenze, il commerciante ha continuato a contattare degli spacciatori per rifornirli ancora di droga. Quando poi la 21enne è stata liberata alle 7 del mattino, lo stesso 43enne, ha chiamato un taxi per farla riaccompagnare a casa. Solo una volta a casa, i genitori della ragazza alla vista delle ferite, dei dolori insopportabili e dell’incapacità di mangiare, l’hanno convinta a recarsi in ospedale. E lo stesso pronto soccorso di Parma ha dichiarato di non essersi mai trovato di fronte a una donna con delle lesioni di quel tipo.

I profili social dell’imprenditore che ha una nota caneta di abbigliamento lungo la via Emilia, questa mattina erano pieni di insulti e minacce, tanto che sono stati chiusi. Gli stessi account pieni di immagini di vita mondana, donne, bella vita che Pesci non nascondeva. Come riporta la stampa locale, l’uomo è un commerciante piuttosto conosciuto, attivo nel mondo della moda e noto anche nei locali della movida cittadina. “Sbam, come la porta del carcere dove sarai rinchiuso” hanno scritto sul suo profilo Facebook, rievocando il marchio che aveva lanciato. “È una storia folle”, sono le poche parole che il 43enne ha detto mentre gli agenti della polizia penitenziaria lo fanno salire in automobile diretto in carcere. Parole a cui fa seguito uno dei legali che assistono Pesci, Mario L’Insalata: “Prima di dare giudizi occorre vedere come sono andate le cose”. Per la squadra mobile “non si può escludere che altre persone siano state sottoposte allo stesso trattamento”.

 

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La Russia ha fornito all’Onu e all’Aja, dove ha sede l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, “fatti specifici ricevuti da varie fonti” sul fatto che “una provocazione con l’uso di armi chimiche sia in preparazione a Idlib“. Lo ha affermato il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov in una conferenza stampa dopo i colloqui con il ministro degli Esteri dell’Eritrea. “Non c’è bisogno di convincere nessuno che tutto ciò sia reale perché cose simili sono già avvenute in precedenza”, ha affermato il capo della diplomazia di Mosca. Le indagini su tali incidenti sono state condotte “a distanza” e i funzionari dell’Opac “sono stati massicciamente, apertamente e senza troppe cerimonie manipolati“, ha aggiunto. “Ne siamo al corrente quindi trovo inaccettabile un simile comportamento da parte dei Paesi occidentali verso un’organizzazione internazionale e una stragrande maggioranza di Stati pensa lo stesso”, ha detto Lavrov, citato da Interfax.

Il governo di Damasco, ha proseguito Lavrov, ha il diritto di “liquidare” i terroristi che si trovano a Idlib, l’ultima provincia della Siria ancora in mano ai ribelli, contro la quale l’esercito governativo è pronto a sferrare un’offensiva su larga scala con il sostegno di Iran e Russia. Le forze lealiste “hanno il pieno diritto di proteggere la loro sovranità e di cacciare, liquidare la minaccia terroristica sul loro territorio”, ha detto Lavrov, aggiungendo che il ministero della Difesa russo e il Dipartimento della Difesa degli Usa hanno contatti “in tempo reale” sulla Siria. “C’è un accordo su un meccanismo per evitare incidenti involontari e funziona”, ha affermato.

Intanto le milizie anti-governative asserragliate nella provincia hanno fatto saltare nelle ultime ore diversi ponti lungo una delle linee del fronte tra Idlib e le regioni circostanti. Le fonti precisano che i ponti che sono stati fatti saltare sono quelli sul fiume Oronte, che di fatto divide i distretti nord-occidentali della regione di Hama da quelli sud-orientali di Idlib, dove corre il fronte tra i due schieramenti. Nell’area, come sottolineato ieri dall’Onu, rimangono circa tre milioni di civili e si teme una nuova “catastrofe umanitaria“.

In mattinata è intervenuto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan: la Turchia sta portando avanti “un lavoro congiunto con i russi e gli iraniani su Idlib per evitare un altro disastro come quello di Aleppo“, ha detto Erdogan confermando gli intensi scambi diplomatici in corso sulla regione della Siria nordoccidentale, ultima roccaforte dei ribelli filo-Ankara. Tra una settimana è previsto in Iran un incontro trilaterale in merito tra Erdogan, il presidente russo Vladimir Putin e quello iraniano Hassan Rohani.

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Wiko, un’azienda francese con un discreto successo anche in Italia, produce smartphone e accessori con l’intento di “democratizzare la tecnologia”. In altre parole, cercano di difendere il proprio spazio tra i venditori di smartphone, con modelli dal design giovanile e dal prezzo competitivo.

Il loro ultimo sforzo è il Wiko View 2 Plus, presentato stamattina all’IFA 2018 di Berlino. Si tratta di uno smartphone relativamente poco costoso, 249 euro di listino, ma con un’estetica accattivante e moderna, buoni materiali e una fotocamera all’altezza della situazione.

D’accordo con le tendenze moderne, ha uno schermo molto grande, quasi sei pollici di diagonale (5,93 per la precisione) con una forma allungata grazie a cui si riesce a preservare una certa maneggevolezza. Il formato è infatti 19:9, praticamente quello di uno schermo cinematografico.

Non manca una fotocamera da 12 Megapixel con doppia ottica. Le due lenti aiutano a isolare il soggetto principale dallo sfondo e a fare i ritratti con l’effetto bokeh, la sfocatura dello sfondo. In una macchina fotografica tradizionale è un risultato naturale di un effetto ottico. Gli smartphone come il Wiko 2 Plus invece lo ottengono tramite elaborazione software, ma il risultato è spesso molto piacevole e convincente.

Tutto sommato per 250 euro il Wiko 2 Plus non sembra male, considerando anche i 4 GB di RAM e i 64 gigabyte di memoria, che dovrebbero bastare praticamente per chiunque.

Oltre a questo telefono l’IFA 2018 per Wiko è stata occasione di presentare anche Il View 2 Go (159 euro) e l’Harry 2 (119 euro).

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Aggressione sessuale e rapina in un parco: due arresti a Carpi

Due uomini di origine tunisina sono stati fermati dai carabinieri perché accusati aver molestato sessualmente e poi picchiato e rapinato una connazionale di 41 anni, prima di fuggire. Le forze dell'ordine li hanno rintracciati nelle proprie abitazioni



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Palermo, dipendenti dell’aeroporto ballano e cantano i Backstreet Boys

I lavoratori si sono ribattezzati "Prestis Boi" e si sono prestati per una clip, sulle note di “I Want It That Way”, dedicata ad un collega da poco scomparso. L’idea è stata di Francesco Marotta, anche lui operaio dello scalo siciliano e videomaker. VIDEO



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Da sabato 1 a domenica 9 settembre sul canale 305 di Sky Cinema si accende 100% Animation, un canale interamente dedicato ai film d’animazione. Tra gli oltre 40 titoli previsti non mancheranno i divertenti capitoli firmati DreamWorks Kung Fu Panda (1 e 2), che vedono il pigro, simpaticissimo panda Po trasformarsi in un temibile Maestro Shaolin; le spassose pellicole Piovono polpette (1 e 2), in cui l’eccentrico Flint inventa una macchina per sconfiggere la fame nel mondo generando però una serie di pasticci; e I Puffi: viaggio nella foresta segreta, gli ometti blu più famosi del cinema alla loro terza avventura.

Ad arricchire il canale anche molti tra i più importanti titoli targati Disney tra cui l’animazione campione d’incassi 2016 Oceania, in cui una ragazzina Maori intraprende un viaggio alla ricerca di un’isola leggendaria, e Cars 3, il terzo capitolo della saga dedicata alle auto, con protagonista l’amatissimo Saetta McQueen. Si continua con Emoji – accendi le emozioni, il colorato film ambientato in uno smartphone; Ballerina, la pellicola sull’importanza di inseguire i propri sogni ambientata a Parigi; Rio, le colorate avventure del pappagallo Blu, Anastasia, l’avvincente storia della presunta figlia dello zar di Russia; e Baby boss, l’animazione DreamWorks candidata agli Oscar® 2018 in cui un bambino entra in conflitto con il fratellino neonato che non è altro che un dittatore in miniatura.

Tutti i titoli e molti altri sono disponibili On Demand all’interno della collezione animazione. Tra questi anche Gatta Cenerentola, in prima visione il 2 settembre alle ore 21.00 all’interno del ciclo “Cult da Leoni” (da mercoledì 29 agosto a sabato 8 settembre su Sky Cinema Cult): animazione dark e visionaria ispirata all’omonima opera teatrale, è stata presentata al Festival di Venezia 2017 e vanta tra i doppiatori Alessandro Gassmann, Maria Pia Calzone e Massimiliano Gallo.

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Ha perso improvvisamente il controllo della sua Sauber Alfa Romeo in fondo al rettilineo ed è andato a sbattere violentemente contro le barriere. Dopo l’impatto frontale, la monoposto di Marcus Ericsson si è ribaltata più volte sotto gli occhi dei commissari che hanno rischiato di essere colpiti. La vettura è distrutta ma il pilota è uscito fortunatamente illeso e sulle sue gambe dall’abitacolo, anche grazie all’Halo che gli ha protetto la testa. “Non so cosa sia successo, ma io sto bene”, ha detto Ericsson in una comunicazione via radio con i box dopo essersi ripreso.

L’incidente durante le prove libere del Gran premio d’Italia di Formula 1 sullo storico circuito di Monza. Il pilota svedese stava provando l’assetto con le gomme medie (banda bianca) in vista della gara in programma domenica alle 15.10. La sessione di prove è stata momentaneamente interrotta.

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“È vero che ne abbiamo fatte di porcherie, però quando le potevamo fare”. A parlare il 14 aprile dello scorso anno sarebbe stato l’ex prefetto di Padova, Patrizia Impresa, in un dialogo con l’allora vice prefetto vicario di Padova, Pasquale Aversa, delegato ad occuparsi dell’accoglienza dei migranti. L’ex prefetto non è indagata. La conversazione, diffusa oggi dal Mattino di Padova, sarebbe stata intercettata dai carabinieri e sarebbe uno dei dialoghi finiti del rapporto conclusivo dei militari, parte integrante dell’inchiesta sulla gestione dell’accoglienza in Veneto.

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Terremoto di magnitudo 3.7 nelle Marche

L'epicentro sulla costa Marchigiana Pesarese a una profondità di 34 chilometri. La scossa, che si è verificata alle 15.19, è stata vvertita anche ad Ancona, Fano e Pesaro. Non si segnalano danni 

Parole chiave: terremoto marche


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Ilva, sindacati: nessuna risposta dal governo, sciopero l’11 settembre

Le sigle dei metalmeccanici hanno proclamato la mobilitazione in tutti gli stabilimenti per protestare contro la mancata convocazione da Roma. “Attendiamo notizie dal 6 agosto, le risorse sono quasi esaurite e a breve scade l'amministrazione straordinaria”, fanno sapere

Parole chiave: ilva digitall scioperi


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Una scossa di terremoto è stata avvertita distintamente intorno alle 15,15 in varie località delle Marche: in zone periferiche di Ancona, a Fano, a Pesaro. Varie le chiamate ai vigili del fuoco per avere informazioni. Al momento non ci sono segnalazioni di danni. La scossa, spiega l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, è di magnitudo 3.7 ed è avvenuta lungo la costa marchigiana pesarese (Pesaro Urbino) a una profondità di 34 chilometri.

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Un bambino padovano di 9 anni, autistico e ipovedente, si è visto negare per mancanza di fondi la disponibilità dei libri di testo a caratteri tipografici speciali. Dopo che il caso è stato sollevato dal Gazzettino di Padova, la presidenza nazionale dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (Uici) si è attivata per mettere a disposizione i libri necessari al proseguimento degli studi del bambino. A venir meno, spiega all’Ansa Marco Condidorio, coordinatore della commissione nazionale Uici per istruzione e formazione, “sono stati i soldi erogati dalla Regione Veneto” per la trascrizione di testi a caratteri speciali.

“In questo caso – aggiunge – la cooperativa di Padova che ha in gestione la stampa di questi libri, non avendo ricevuto i fondi dalla Regione, non ha potuto proseguire con la stampa”. Questo, precisa Condidorio, “è un servizio che noi Uici normalmente diamo, ma l’autonomia dei territori può creare questo tipo di disservizio. Un disservizio che non è dell’Uici ma della Regione“.

Per il bimbo che fra pochi giorni sarà in quarta elementare l’episodio si è concluso in modo positivo, “senza alcun aggravio per i genitori o per la scuola”. I libri di testo sono già in lavorazione presso la Biblioteca italiana per ciechi “Regina Margherita di Savoia” di Monza e saranno pronti al più presto. “Siamo molto soddisfatti della positiva risoluzione di un episodio che non avrebbe mai dovuto verificarsi”, afferma in una nota Mario Barbuto, presidente Uici. L’intervento della onlus è stato possibile in virtù del protocollo sottoscritto col Miur a inizio agosto per attuare azioni comuni per garantire l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità visiva.

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Succede spesso di continuare a fare le cose che si sono sempre fatte, senza sapere perché. Su questo, mi viene in mente Primo Levi nel suo Il sistema periodico dove racconta come in un’industria si fosse continuato a lungo a far bollire le vernici sintetiche moderne secondo una vecchia procedura tradizionale. Purtroppo, non sapevano che così facendo generavano vapori cancerogeni. Certe volte, seguire le vecchie tradizioni può essere mortale.

Senza esagerare, mi sa che una di queste cose che si continuano a fare senza sapere perché è l’ora legale. L’idea di spostare in avanti le lancette dell’orologio in estate è ormai vecchia di buoni cento anni: si cominciò a usarla durante la Prima guerra mondiale con l’idea di risparmiare energia elettrica. Ma, cento anni fa, l’illuminazione artificiale era inefficiente ed era anche una delle voci più importanti dei consumi energetici. Oggi, le cose sono molto cambiate. Con i moderni ed efficienti sistemi di illuminazione, serve ancora a qualcosa l’ora legale?

Vediamo di fare un po’ di conti. Secondo Terna, il risparmio di energia portato dall’ora legale nel 2017 è stato circa 567 GWh. Personalmente ho dei forti dubbi sulla validità di questo calcolo, sicuramente basato su assunti piuttosto arbitrari. Peraltro, mi sembra che ci sia anche una certa logica in questi valori, dato che vediamo come il risparmio tende a calare con gli anni, riflettendo la sempre maggiore efficienza dell’illuminazione artificiale.

Così, diamo per buona questa stima fatta da Terna. Il gioco vale la lampadina? Nel 2017, il fabbisogno totale di energia elettrica in Italia nel 2017 è stato di circa 320.000 GWh. Ne consegue che tutto l’ambaradan di cambiare orario due volte l’anno riduce i consumi di meno dello 0,2%. Ammazza che risparmio!

In pratica, se vogliamo veramente risparmiare energia elettrica, ci sono modi ben più efficaci dell’ora legale: dalle lampadine ad alta efficienza a quello, anche più semplice, di spegnere la luce quando non ce n’è bisogno. Per non parlare poi del fatto che solo di energia rinnovabile produciamo 200 volte tanto di quanto l’ora legale ci fa (ipoteticamente) risparmiare! .

E quindi, per una volta, la Commissione europea sembra aver deciso di fare una cosa giusta. In realtà, l’idea non è quella di abolire l’ora legale, ma piuttosto di mantenerla tutto l’anno senza tornare a quella solare. Se lo chiedete a me, io sarei per evitare del tutto questi trucchetti da quattro soldi e rimanere con l’ora “naturale,” quella determinata dal sole. Ma, perlomeno, eliminare il cambio di orario è una bega di meno fra le tante che i governi ci impongono.

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Quando inizia la scuola? Le date del rientro in classe in ogni regione

Il 5 settembre è previsto il rientro a Bolzano. Ricominciano per ultimi gli studenti pugliesi, il 20 settembre. Ecco il calendario completo

Parole chiave: scuola fps regioni


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“Genova è una città dura che si compiace di essere sentimentale. Immagina sé stessa rude, ma dolce nel segreto. Il misantropo di buon cuore è un personaggio importante della commedia dialettale che essa recita nella vita. Un buon genovese non deve mai dimostrarsi commosso, ma voltate le spalle deve sempre asciugare una lagrima di soppiatto”, Guido Piovene, Il Viaggio in Italia, Bompiani 1951. Ecco, il pudore, carattere distintivo di Genova, la città che amo di più dopo Roma, forse più per i suoi difetti che per i suoi pregi, perché da architetto è il posto dove ho lavorato e che ho conosciuto di più in tutta la mia vita.

Un pizzico di pudore forse è mancato a Renzo Piano nel presentare intempestivamente una “idea progetto”. Ansia di fare un favore alla sua città sicuramente, ma che potrebbe essere confusa dai più come ansia di visibilità. Piano è un grande architetto, messaggero del genio italiano in tutto il mondo, ritengo però che ognuno debba fare il suo mestiere. In questo caso, se proprio voleva entrare in campo, avrebbe forse potuto esaltare il ruolo dell’urbanista e pianificatore più che dello strutturista di cui l’Italia ha avuto grandissimi esempi come Pier Luigi Nervi o Sergio Musumeci. Oggi questa tradizione non si è perpetuata per il semplice motivo che lo Stato ha abdicato dalla sua funzione di investitore pubblico (basta guardare il rapporto tra spesa corrente e spesa in conto capitale per capirlo) e quindi è venuta meno la base fertile per la crescita di questi talenti.

Per esempio, Piano avrebbe potuto concentrarsi su una proposta per la complicatissima struttura logistica di Genova, il cui fulcro è il nodo di san Benigno, che la fa assomigliare al gioco dello shangai, dove lo spostamento di un bastoncino si ripercuote su tutto il resto. Genova è una città difficile in tutti i sensi. Nel 2003 ero capo della commissione tecnica per la realizzazione del tunnel sotto il porto, con conseguente demolizione della soprelevata, odiata ed amata dai genovesi. Il tunnel ovviamente non fu mai fatto, ma già a quel tempo si parlava della Gronda, opera che personalmente ritengo indispensabile ed ora più che mai urgente, come di un animale mitologico, fonte inesauribile insieme al tunnel di dibattiti e di nessun fatto.

Ora, questa “idea progettuale” di Piano presenta, per quel poco che si è visto, aspetti che pongono quantomeno delle domande. Per esempio, a parte la pensata delle 43 luci, di dubbio gusto non solo per le vittime, ma anche per i futuri utenti, la selva di piloni oltre che essere ridondante dal punto di vista statico, comporterebbe dei costi sproporzionati rispetto alla funzione. Inoltre, sempre ad intuito, la stessa selva comporterebbe un impatto ambientale non di poco conto, andando a costituire una barriera visiva tra la valle ed il monte.

A margine, una breve considerazione sulla “nazionalizzazione” di Autostrade. Venticinque anni fa si smantellò il sistema dello Stato imprenditore buttando via l’acqua sporca e il bambino proprio in nome della lotta alla corruzione che oggi viene invocata da chi vorrebbe ripristinarlo. Il tutto fu sostituito da un sistema inestricabile di leggi che avrebbe dovuto garantire il controllo dello Stato sul privato concessionario. Con il progressivo indebolimento delle funzioni primarie dello Stato centrale (nella fattispecie l’esautoramento progressivo dei Provveditorati) e la smania di decentramento, la capacità e le competenze di controllo del MIT sono mano mano venute sempre meno.

La Ragioneria Generale dello Stato da anni rincorre affannosamente le continue e mai definitive modifiche del Codice degli appalti, facendo e disfacendo la bozza di contratto per le concessioni (sì, proprio quello oggi sotto la lente d’ingrandimento dopo il disastro) come una tela di Penelope. La Cassa depositi e prestiti viene continuamente quanto impropriamente invocata quasi avesse poteri taumaturgici, non avendo le competenze specifiche necessarie, per esempio, ad un caso come questo, per non parlare di Fincantieri. In tutto questo scenario si innesta il tema del “NO” a tutti i costi. Non mi stupirei se venisse fuori qualcuno che dicesse che in fondo che bisogno c’è di ricostruire il ponte sul Polcevera.

Sugli apostoli della regressione felice mi viene in mente, per chiudere, una frase di Julius Oppenheimer, padre pentito della bomba atomica: “L’ottimista sostiene che questo è il migliore dei mondi possibili, il pessimista sostiene che l’altro ha ragione”.

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“Parli di disuguaglianze da una pagoda che costa 1300 euro al giorno, stai serena”. “E tu sei un cretino, un cretino comunista“. Lite in onda a La7, durante il programma L’aria che tira – Estate tra Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, e la senatrice di Forza Italia, Daniela Santanchè. Il motivo della lite è il tema dell’immigrazione e della gestione della nave Diciotti. Il riferimento alla pagoda di Bonelli, invece, riguarda la maxi-struttura comparsa sulla spiaggia di Marina di Pietrasanta. La pagoda fa parte di uno stabilimento balneare di lusso di cui Santanché è azionista.

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Sony ha annunciato ufficialmente a IFA 2018 a Berlino i due nuovi televisori AF9 OLED e ZF9 LCD, televisori che fanno dell’accuratezza cromatica e dell’estrema fedeltà di riproduzione i loro punti forti e facenti per questo parte della serie Master Series, pensata per far si che gli utenti possano visualizzare i contenuti così come pensati da chi li ha creati. In comune hanno il nuovo processore X1 Ultimate, risoluzione 4K (3840 x 2160 pixel) e compatibilità con HDR.

TV sony AF9 e ZF9 Master Series

L’azienda giapponese ha una lunga tradizione nel settore video e dal 1968, anno in cui è stato presentato il primo televisore trinitron a colori, ha continuato a innovare fino ad arrivare al 2012, anno in cui ha fatto debuttare il suo primo televisore 4K. Oggi, nel 2018 arriva la serie Master Series pensata proprio per dare la possibilità a tutti gli utenti di poter visualizzare i contenuti nella maniera più fedele possibile.

Per fare ciò i modelli AF9 sono dotati della tecnologia Pixel Contrast Booster , che permette di avere uno spettro colori più ampio e accurato, in grado di fornire un’immagine più dettagliata e con colori più brillanti. C’è molta cura anche per quanto riguarda il comparto audio, grazie al sistema dotato di tre attuatori e due woofer, dunque un vero e proprio impianto 3.2. Tutti i driver sono direzionati in modo da diffondere il suono nel migliore dei modi e garantire una grande immersione durante la fruizione di contenuti multimediali. Inoltre Sony permette di usare gli altoparlanti integrati in un sistema audio esistente, facendo in modo che possano sostituire la cassa centrale. Così gli utenti avranno la possibilità di ridurre gli ingombri, senza rinunciare alla qualità di ascolto. La demo a cui abbiamo assistito è stata convincente.

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Il pannello negli AF9 è di tipo OLED, in grado dunque di garantire un’assoluta accuratezza dei neri, ma la calibrazione di fabbrica effettuata da Sony fa si che anche le zone scure e in ombra vengano fedelmente riprodotte.

La serie ZF9 è caratterizzata invece da un pannello LCD con tecnologia Triluminos, anche in questo caso con risoluzione 4K e compatibilità con HDR, con i profili HDR10 e HLG (Hybrid Log Gamma).

Due sono i punti deboli di tale tipologia di display, tra cui gli angoli di visione ridotti, che penalizzano la visione laterale e il motion-blur nelle scene più movimentate, che spesso vengono riprodotte con una discreta perdita di luminosità. Per risolvere tali problemi Sony ha introdotto le tecnologie X-Wide Angle, in grado di mantenere alto contrasto e colori chiari anche ad angoli estremi di visione, e l’X-Motion Clarity, che permette invece di poter visualizzare scene di azione o sport con la massima brillantezza.

Per sottolineare la precisione di riproduzione dei colori – che viene valutata tenendo conto di parametri quali la copertura dello spazio colore, la risoluzione e la frequenza di aggiornamento – è stato significativo il confronto con il monitor professionale BVM-X300, dispositivo utilizzato da registi e direttori di fotografia nel cinema. Sia L’AF9 che lo ZF9 hanno riprodotto l’immagine visualizzata sul monitor in maniera estremamente curata, senza nessuna perdita di dettaglio nelle ombre e soprattutto con una notevole fedeltà dei colori, senza aberrazioni o distorsioni.

Monitor Professionale BVM-X300

Infine, entrambi i modelli sono dotati del processore X1 Ultimate, più potente del predecessore e che permette di avere una serie di funzionalità avanzate, come il riconoscimento degli oggetti riprodotti sullo schermo, per una migliore riproduzione ed enfatizzazione degli stessi. Per quanto riguarda il sistema operativo troviamo Android TV 8.0, che garantisce maggiore reattività e funzionalità avanzate tra cui la Netflix Calibrated Mode, in grado di tarare automaticamente i valori di saturazione, luminosità e contrasto a seconda del contenuto Netflix selezionato.

I televisori Master Series permettono dunque di avere un’esperienza audio-visiva di alto livello. Per quanto riguarda i prezzi, sia l’AF9 Oled da 55 pollici che lo ZF9 LCD da 65 pollici verranno proposti a 2.999 euro, mentre si passa ai 3.999 euro dell’AF9 Oled da 65 pollici fino ad arrivare ai 4.999 euro per lo ZF9 LCD da 75 pollici.

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Elettrodomestici di ogni tipo dotati di intelligenza artificiale. Ha le idee chiare LG in merito a quelle che saranno le case del futuro, tanto da puntare su questo leitmotiv la propria presenza all’interno dell’IFA di Berlino 2018. Tutto ruota attorno al sistema ThinQ, già visto su alcuni smartphone come G7 e V30. In pratica si tratta di una serie di funzionalità software che, attraverso l’AI appunto, automatizzano determinate azioni dei dispositivi.

Sono tre i pilastri del concetto di intelligenza artificiale pensato da LG: Evolve, Connect e Open. Il primo è facilmente intuibile, la logica è evolvere l’idea di elettrodomestico che, considerando anche la diffusione ormai capillare degli smartphone, non può che puntare sulla connettività (Connect, appunto). Infine, nel momento in cui si crea un sistema domestico di questo tipo, l’utente dovrà essere sempre in grado di poter integrare nuovi prodotti o sostituire quelli esistenti, in quanto la discriminante rimarrà sempre il software (Open).

Nasce dunque WebOS ThinQ, un vero e proprio sistema operativo creato da LG per coordinare tutti i dispositivi smart presenti in casa. Ecco perciò il televisore con Assistant integrato (l’assistente vocale Google) in grado di interfacciarsi automaticamente con gli altoparlanti wireless, così da sfruttare la qualità audio degli stessi durante la riproduzione di un film. Oppure la lavatrice e asciugatrice che dialogano tra loro per sincronizzare i cicli di lavaggio, o ancora il frigorifero con schermo integrato sul quale visualizzare le ricette in base al cibo presente nei ripiani.

È la casa del futuro, nella quale, secondo LG, troverà spazio anche un prodotto come Styler ThinQ. Si tratta di  un vero e proprio armadio smart in grado di mantenere gli abiti puliti e disinfettati sfruttando la tecnologia proprietaria TrueSteam, che elimina il 99,9% di germi e batteri. L’appendiabiti interno si muove letteralmente e, contemporaneamente, mette in piega i vestiti grazie alla funzionalità Pants Crease Care, mentre quella denominata Gentle Dry asciuga i tessuti.

E poi ci sono i robot intelligenti CLOi, pensati per svolgere in autonomia una serie di compiti. Ad esempio, c’è il cartbot, una sorta di carrello della spesa smart, che potrebbe essere d’aiuto nel trasporto di merce o magari di oggetti pesanti. Ma l’azienda sudcoreana ha pensato anche al robot cameriere e a quello facchino. Insomma, sarà l’intelligenza artificiale il motore della casa del futuro, parola di LG.

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