Negli anni in cui la mafia, come disse il boss mafioso Totò Riina, "faceva la guerra per potere fare la pace", Bernando Provenzano fu considerato un "traghettatore". A dieci anni dalla sua morte, è rimasto colui che cambiò Cosa Nostra, perché dopo la morte di Riina guidò la mafia dalla stagione delle stragi a una strategia di sommersione, meno visibile ma non meno pericolosa. Il mito di Provezano era quello di un boss astuto, sanguinario e sospettoso di chiunque, che era riuscito a erigere attorno a sé una barriera invalicabile. Restò latitante per 43 anni, prima di essere arrestato nel 2006. Morì il 13 luglio 2016, a 83 anni, nell'ospedale San Paolo di Milano, dove si trovava ricoverato e sottoposto al regime carcerario del 41bis.
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