A quasi quattro anni dal disastro costato la vita a 43 persone, prende il via domani il processo per il crollo di ponte Morandi, avvenuto a Genova il 14 agosto del 2018 (LE FOTO). Sono 59 gli imputati, tra i quali ex dirigenti di Autostrade per l'Italia come Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Aspi ai tempi del crollo, nonché ex vertici di Spea, la società che si occupava di manutenzione e ispezioni, ma anche attuali ed ex dirigenti del ministero delle Infrastrutture e funzionari del Provveditorato. Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d'atti d'ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Lo spettro della lunga durata e delle prescrizioni
Si tiene dunque oggi la prima udienza di un procedimento che rischia di andare avanti per oltre due anni con la spada di Damocle delle prescrizioni. Le prime, per i reati più lievi, sono previste a ottobre 2023. Prescrizione ma anche irragionevole durata del processo stesso come ventilato dal procuratore Francesco Pinto, che sarà presente domani in aula. "Il problema di fondo di questo processo - ha sottolineato Pinto - sarà la possibilità di rispettare i parametri costituzionali della ragionevole durata. Io auspico che tutte le parti si possano comportare tenendo conto di questo parametro di garanzia per le vittime e per gli imputati. Senza un tempo ragionevole non ci sarà giustizia degna di questo nome".
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