Meno aborti in assoluto e in relazione alla popolazione. Maggiore percentuale di interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) tramite metodi farmacologici e una leggera diminuzione dell’obiezione di coscienza tra i ginecologi. Ma anche grandi disparità tra le diverse aree dello Stivale, ricorso alla chirurgia ancora troppo frequente e alcune province da cui, per abortire, sembra necessario emigrare.
Gli ultimi dati sull’aborto in Italia permettono di scattare una fotografia sull’applicazione del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza in Italia e sul suo andamento nel tempo. Un’immagine tanto più necessaria oggi dopo il pronunciamento della Corte suprema americana, che ha sancito che negli Stati Uniti interrompere la gravidanza non è più un diritto costituzionale. Una decisione che farà sentire le sue conseguenze anche sul dibattito pubblico italiano e europeo.
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