Gli insegnanti di sostegno, anziché andare in classe, potranno insegnare a casa dell’alunno disabile. Per ora è solo una bozza ma il Decreto che è sulla scrivania del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha già sollevato una valanga di perplessità da parte dei docenti specializzati ma anche delle famiglie dei ragazzi certificati con Legge 104. Nei giorni scorsi, proprio al tavolo dell’Osservatorio sulle disabilità, la Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish) ha chiesto di poter presentare degli emendamenti alla proposta del Governo per mettere una pezza al documento già pronto realizzato da viale Trastevere.
I genitori, ma anche i docenti di sostegno temono che questa novità possa andare in direzione contraria all’inclusione. Il documento, che è già stato presentato alle organizzazioni sindacali, prevede che le scuole possano, in collaborazione con gli uffici scolastici regionali, gli enti locali e le Asl, individuare azioni mirate per alunni che non sono in grado di frequentare l’aula per un periodo superiore a trenta giorni di lezione anche non continuativi. Saranno gli organi collegiali a partire dal consiglio di classe o dal team dei docenti a elaborare il progetto di istruzione domiciliare.
Un’iniziativa che non trova il plauso corale di chi si trova ad occuparsi di disabili. Se da una parte il ministro sta finalmente firmando questo Decreto che doveva essere scritto nel 2019 a seguito di un comma introdotto in quell’anno alla Legge 66 del 2017, dall’altra parte – a detta di Anffas e Fish – c’è la necessità di una maggiore attenzione nei confronti dell’istruzione domiciliare per i disabili.
“Questo Decreto – spiega il presidente dell’Anffas Roberto Speziale – andava fatto ma un conto è presentarlo come pura formalità, un altro è entrare nel merito della questione. Finora ci siamo fatti l’idea che il ministero abbia scelto la prima strada. Siamo perplessi di fronte alla lettura di questa bozza e ci siamo presi qualche giorno per inviare in viale Trastevere delle modifiche anche se abbiamo notato un certo nervosismo da parte dello staff del ministro nell’apprendere che volevamo intervenire”.
Al lavoro sugli emendamenti è la Fish che entro stasera deve presentare a Bianchi le richieste di cambiamento: “L’istruzione domiciliare – spiega il numero uno dell’organizzazione, Vincenzo Falabella – deve essere garantita non solo con l’insegnante di sostegno ma con il coinvolgimento anche degli altri docenti e dei compagni attraverso la didattica a distanza. Pena: il rischio di ghettizzare i disabili. Il Decreto, inoltre, non specifica quante ore al giorno devono essere svolte in istruzione domiciliare: per noi è evidente che i ragazzi certificati devono avere lo stesso numero di ore di lezione dei compagni in classe”. La preoccupazione di Falabella è anche per la reazione dei sindacati: “Dobbiamo capire se stavolta saranno dalla parte dell’alunno o del docente”.
Una questione sulla quale è già sul pezzo Evelina Chiocca, a capo del Coordinamento italiano insegnanti di sostegno: “Non si può imporre ad un docente di andare a lavorare a casa di un alunno perché la nostra sede di servizio è la scuola: il contratto di lavoro, se passerà questo Decreto, dovrà essere ritoccato. D’accordo che venga garantito un servizio laddove è richiesto ma mancano le norme. Inoltre serve una formazione ad hoc: entrare in una casa non è come stare in una classe”. Una posizione condivisa dal collega Ernesto Ciriaci, presidente del Movimento insegnanti di sostegno specializzati: “Dal punto di vista pedagogico e dell’inclusione è una strada pericolosa. Il docente di sostegno è contitolare alla classe: come la mettiamo dal punto di vista normativo? Abbiamo lottato per tenere i disabili in presenza: qualsiasi sia l’invalidità è fondamentale l’abbraccio di un alunno”.
L'articolo Istruzione domiciliare per gli alunni disabili che non possono andare a scuola, la bozza del decreto preoccupa le associazioni: ‘No a ghetti’ proviene da Il Fatto Quotidiano.
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