Natale e Capodanno “blindati” dentro i confini comunali e, dal 21 dicembre al 6 gennaio, blocco degli spostamenti tra le Regioni e divieto di raggiungere le seconde case. Il decreto legge Covid conferma la stretta del governo sulle festività, per fare scudo a una possibile terza ondata. Mentre in Consiglio dei ministri, dopo una animata discussione, si decide di confermare, con il prossimo Dpcm lo stop alle lezioni in presenza alle superiori fino al 7 gennaio, quando dovrebbero tornare in classe tutti gli studenti. Ma è sugli spostamenti che le forze di maggioranza hanno avuto il confronto più acceso e si preannuncia già rovente il confronto con le Regioni prima della firma del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, attesa in giornata. Pd, M5s e Leu tengono la linea dura, ma i governatori avvisano che sarà battaglia.

“Si prevede una mattinata davvero difficile”, avvisa il ligure Giovanni Toti., anche vice-presidente della Conferenza delle Regioni. E critiche arrivano anche da Attilio Fontana e Michele Emiliano. “Ci mandano il testo del decreto alla sera tardi, sanno che il confronto tra le Regioni è fissato per le 10 del mattino e ci chiedono di dare risposta entro le 11?”, affonda il presidente della Regione Lombardia. Definendo “surreale” il divieto di spostamento tra Comuni, il governatore pugliese sottolinea che “il governo come è giusto che sia, fa a modo suo però le Regioni, ovviamente, hanno esigenze diverse” e “ci sono ci sono mille questioni che rischiano di essere sacrificate, anche ingiustamente e moltissimi sono i rischi di fare cose sbagliate proprio durante fase più delicata dell’anno sia per l’economia che per i rapporti personali”. Le osservazioni delle Regioni arriveranno entro le 12, poi il confronto con il governo è previsto alle 14.30, per una seduta che era già in calendario su provvedimenti ordinari.

La curva si abbassa e venerdì il ministro della Salute Roberto Speranza, sulla base del monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di Sanità, firmerà le nuove ordinanze che da domenica potrebbero rendere più gialla l’Italia, facendo passare alcune Regioni da zona rossa ad arancione e altre da arancione a gialla. Ma la cautela resta massima. Il governo sceglie, dopo un lungo e teso confronto, di riportare tutti gli alunni delle superiori in classe solo il 7 gennaio: in Consiglio dei ministri Lucia Azzolina e il M5s confermano la preferenza per il ritorno in classe a dicembre, ma su questo punto dovrebbe essere accolta la richiesta delle Regioni di aspettare il nuovo anno, organizzando intanto il sistema dei trasporti. Una decisione finale sarà presa nelle prossime ore.

In nottata, dopo un lavoro di revisione che prosegue anche dopo il Cdm, il governo ha inviato ai governatori il nuovo Dpcm che il premier firmerà in serata e sarà in vigore dal 4 dicembre. È confermato il sistema in tre fasce. Con coprifuoco in tutta Italia alle 22 e ristoranti chiusi in zona gialla alle 18. Poi nei venti giorni tra Natale e l’Epifania nessun ammorbidimento: anzi, i blocchi cresceranno, le misure si faranno ovunque più rigide. Il nuovo decreto, approvato mercoledì sera e composto di due soli articoli, serve a dare “copertura” proprio alla stretta natalizia. Permette a Conte di firmare un Dpcm che duri fino a 50 giorni (ora il limite è 30) e quindi di fissare la scadenza del decreto in vigore dal 4 dicembre anche oltre l’Epifania (tra le ipotesi c’è quella del 15 gennaio). Ma soprattutto, consente misure più rigide nelle festività a prescindere dal “colore” delle Regioni. E stabilisce che dal 21 dicembre non ci si potrà spostare tra Regioni e province autonome se non per lavoro, salute e “situazioni di necessità”, oltre che per tornare nella propria residenza, domicilio o abitazione.

È proprio sull’interpretazione di queste eccezioni – in particolare le “situazioni di necessità” – che si dibatterà ancora nelle prossime ore con le Regioni. E anche su misure di dettaglio come quella di far chiudere i ristoranti degli alberghi la notte del 31 dicembre o sulle deroghe alla quarantena per chi rientri dall’estero, su cui si è dibattuto a lungo in Consiglio dei ministri. Così come si è parlato della possibilità di impugnare la legge della Valle D’Aosta che è in contrasto con il Dpcm sulle norme anti contagio. Una possibilità molto concreta anche se la decisione non è stata formalizzata.

Il nodo degli spostamenti tra i Comuni nei giorni principali delle festività – Natale, Santo Stefano e Capodanno – resta il più spinoso, quello su cui, il confronto pesante a Palazzo Chigi tra le varie anime della maggioranza verrà replicato nel faccia a faccia con le Regioni, chiamate ad esprimere un giudizio sulle misure del governo. E in serata prima Emiliano e poi Toti hanno aperto il fronte critico sulla scelta di “chiudere” i Comuni: “Non c’è buonsenso ma non senso – attacca il presidente ligure – Se vostra mamma vive sola a Laigueglia ma voi abitate ad Alassio, scordatevi di trascorrere il pranzo di Natale con lei”.

L'articolo Dpcm di Natale, la linea ferma del governo: tutte le regole per le festività. Ora il braccio di ferro con le Regioni, poi la firma di Conte proviene da Il Fatto Quotidiano.



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