di Serenella
Non nutro la presunzione di commentare efficacemente i fatti di Colleferro e di Caivano. Mentre scrivo, insorgo contro l’inefficienza lessicale che incorpora porzioni di realtà e ne dissolve altre, vacuandone l’essenza. Partirò dunque dall’inflazionato concetto di banalità del male adducendo che, a tergo di cotanta scontatezza, si cela una complessità sommersa, arcana, inespressa.
Non alludo alle scale di grigio. Mi riferisco alle conseguenze gravi, radicate e ramificate, scatenate, in origine, da atti dozzinali ed evitabili. Qualche esempio:
1. Il pianto negato agli uomini, sin da bambini, rei soltanto di essere maschi;
2. La derisione rivolta, sin da bambine, alle donne che abbracciano le arti marziali, il calcio, la scienza o qualsiasi altro interesse che le discosti dal ruolo di creature assenzienti, rassicuranti, da proteggere per nutrire la compiacenza di un’inane e tossica mascolinità;
3. La carestia sovrabbondante, nei dibattiti pubblici e privati, nei ruoli decisivi e di potere, d’individui (e di argomenti a essi connessi) non bianchi, non etero, non maschi, non cisgender, non ricchi, non comunemente abili e in generale estranei ai modelli profusi e accolti, con impositiva pertinacia, dai media e dalla collettività. In un universo in cui se versi lacrime non sei un uomo e lo sei se invece tiri un pugno, appare più attraente la violenza dell’umanità.
I fatti di cronaca delle ultime settimane e i relativi commenti lo confermano: lo scibile delle storture, superficiale e sommerso, che questa società bigotta, patriarcale e autoreferenziale ha partorito, è cresciuto, accogliendo l’abiezione, avvelenando le speranze e inghiottendo il coraggio della bellezza. È ora di assumersi la responsabilità di colorare questo regno fuligginoso, più prosaico di quello lovecraftiano di Cthulhu.
È tempo di trasmutare l’eteronormatività e la cisnormatività nel diritto inalienabile di amare, autodeterminarsi ed essere rispettati/e; è il momento di annerire il panorama televisivo, politico e sociale sbiadito dalla supremazia bianca. Le donne, le persone nere, Lgbtq+, diversamente abili, incasellabili devono porsi ed essere poste al centro dei dibattiti e degli spazi pubblici, subito. Gli esseri umani di valore, senza distinzione alcuna, siano ingranaggio attivo di questo processo. Presto! O ci sottrarranno altra bellezza.
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L'articolo Gli ‘incasellabili’ devono subito essere messi al centro! Sennò, altro che banalità del male proviene da Il Fatto Quotidiano.
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