L’ultima è stata la Puglia, dove da oggi, 1 luglio, cade l’obbligo del metro tra un passeggero e l’altro se si sta seduti. Prima era toccato ad altri dire addio al distanziamento sui mezzi pubblici. Un’Italia spaccata in due quella che viaggia su treni, bus e tram, con alcune Regioni che hanno fatto un passo avanti e altre che restano ferme a quanto è stato prescritto nelle scorse settimane, quando è finito il lockdown per contenere la pandemia di coronavirus.

Nel trasporto pubblico locale, in piena Fase 3, c’è una babele di ordinanze che prescrivono regole vecchie e nuove, tra applicazione ferrea del metro di distanza e cordoni allentati. Nelle scorse settimane la Toscana ha ribadito la norma basilare di distanziamento, stessa posizione della Basilicata. Non hanno emesso ordinanze Abruzzo, Campania, Calabria, Molise, Sardegna, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano. Ci sarebbe anche il Piemonte, ma il governatore Alberto Cirio ha annunciato novità a breve, almeno per quanto riguarda i treni. Nelle altre regioni, invece, la linea scelta è già quella morbida ma non univoca.

In Lombardia un’ordinanza della Regione dello scorso 19 giugno ha fatto decadere la regola che fissava l’occupazione massima al 50% per i posti a sedere e al 15% dei posti in piedi, lasciando tuttavia l’obbligo del metro di distanza e di indossare la mascherina. Liberalizzazione totale dei posti, sia in piedi che a sedere, in Veneto dallo scorso 26 giugno, sempre con l’obbligo di indossare la mascherina.

Dallo stesso giorno l’Emilia-Romagna ha consentito “l’occupazione del 100% dei posti a sedere” nel rispetto dell’uso della mascherina, con obbligo di detersione mani e di entrata e uscita separate. Con le stesse tempistiche è scattato il via libera al pieno riempimento anche in Friuli Venezia-Giulia a bordo di tutti i mezzi del trasporto pubblico locale, comprese funivie e seggiovie.

A partire dal 29 giugno, la Provincia autonoma di Trento consentito la piena occupazione dei posti a sedere, mentre ha confermato “ancora il distanziamento di almeno un metro” per i posti in piedi. Una linea sostanzialmente identica a quella adottata dalla Puglia, a partire da oggi, anche su taxi e Ncc. Lo stesso schema adottato dalla Liguria, dal 27 giugno, a bordo dei treni regionali e dei pullman che coprono tratte extraurbane. “Mentre per il trasporto urbano restano valide le disposizioni” del metro di distanza.

Nelle Marche, da una settimana, con un’ordinanza dal linguaggio criptico, è stata consentita la “deroga al rispetto della distanza di un metro” ma le persone devono essere disposte in fila indiana, senza “faccia a faccia”, e resta l’obbligo di riempimento dei mezzi non oltre il 60% per i mezzi urbani. Sui mezzi e nei percorsi extraurbani, il numero di persone in piedi in fila indiana “può essere accettata solo per brevi tratte” e “il limite massimo di riempimento è ridotto sperimentalmente al 50%”. E si valuta anche l’installazione di “separazioni removibili tipo plexiglas” tra i sedili.

L'articolo Coronavirus, la babele di regole sui mezzi pubblici: ecco come si viaggia nelle regioni e dove sono cadute le norme di distanziamento proviene da Il Fatto Quotidiano.



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