Donare una fetta di prosciutto per chi ne possiede solo altre tre nel frigo è un atto di generosità incomparabile rispetto a chi compie lo stesso gesto avendo però in cantina un prosciutto intero.

Perciò i trenta medici e infermieri che il governo albanese ha inviato in Italia per aiutarci a vincere questa guerra ha il sapore di un sacrificio rilevante, di un gesto di particolare e intensa solidarietà. E le parole del premier Edi Rama, in un italiano così pulito e elegante, che in un video accompagnano questa spedizione, paiono piene di una sincerità insospettabile, di una amicizia profonda. “Non siamo ricchi, ma non siamo privi di memoria”, dice Rama ricordando che migliaia e migliaia di suoi connazionali hanno trovato ospitalità, lavoro e una nuova vita in Italia.

Gli ospedali albanesi non hanno le risorse tecnologiche dei nostri centri, i medici albanesi non godono delle competenze e del supporto su cui possono contare i loro colleghi italiani. La società albanese, ancora in larga parte priva delle protezioni sociali che noi conosciamo, non può contare su un sistema sanitario capillare come il nostro.

Eppure trenta dei loro medici e infermieri, preziosissimi in tempi di pandemia in un Paese che ha risorse umane limitate, sono qua per dimostrare che la memoria regala una grande lezione di civiltà.

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