Continua ad aumentare il numero delle vittime del Coronavirus: sono 170 dall’inizio dell’epidemia in Cina, dove solo nelle ultime ventiquattr’ore si sono registrati oltre 1700 nuovi casi di contagio, mille dei quali solo nello Hubei, la provincia focolaio dell’infezione, per un totale di 7mila contagiati. Anche il Tibet ha riportato il suo primo caso, come ha fatto sapere la Commissione sanitaria nazionale (Nhc) cinese. I 38 decessi registrati nella giornata di mercoledì segnano il più alto aumento di decessi giornalieri dall’inizio dell’epidemia e arrivano mentre è in corso un massiccio sforzo di contenimento che sta tenendo bloccate decine di milioni di persone in quarantena preventiva. Nel tentativo di contenere il contagio infatti, Lufthansa, Klm, Air France, American Airlines, Finnair e British Airways hanno annullato tutti i voli da e per la Cina, mentre Starbucks, Google, McDonald e Ikea hanno chiuso i loro negozi in diverse città per un tempo indefinito. Per oggi è in programma una nuova riunione d’emergenza dell’Oms dopo che un nuovo caso è stato registrato in Finlandia e un quinto accertato in Francia.
Via al rimpatrio dei nostri connazionali – Oggi parte anche il volo organizzato dall’Unità di Crisi per rimpatriare, su base volontaria, i 60 cittadini italiani bloccati a Wuhan, una volta acquisite le necessarie autorizzazioni da Pechino. I connazionali nella regione sono circa 70, ma non tutti vogliono rientrare: specialmente chi è sposato con un cittadino cinese, o ha figli, non vuole separarsene e preferisce restare a Wuhan. All’arrivo in Italia i passeggeri “potrebbero trascorrere i 14 giorni in un ospedale militare”.
Chiudono le grandi catene in Cina – Ikea ha deciso di chiudere in via temporanea tutti i suoi 30 punti vendita presenti in Cina. Soltanto mercoledì, il gruppo aveva deciso di chiuderne la metà e di ridurre le ore lavorative. General Motors, il principale produttore americano di auto che opera nella Repubblica Popolare, ha riferito ai dipendenti che le sue fabbriche in Cina rimarranno chiuse fino al prossimo 9 febbraio, motivando la decisione con il pericolo del coronavirus. Starbucks ha chiuso già più della metà delle sue caffetterie in Cina, ma l’ad Kevin Johnson ha detto che la società non esiterà a chiuderne di più, se necessario. Google sta chiudendo anch’essa, in via temporanea, i suoi punti vendita in Cina, imponendo restrizioni ai viaggi. Microsoft ha imposto ai propri dipendenti di lavorare da casa fino al prossimo 9 febbraio, mentre Amazon ha detto che sta impedendo ai propri dipendenti di viaggiare in Cina “fino a ulteriore avviso”. Saracinesche abbassate anche per Starbucks, che in Cina ha 4.300 coffee shop: “Attualmente abbiamo chiuso più della metà dei nostri negozi in Cina”, ha sottolineato il responsabile dello sviluppo internazionale John Culver. Il direttore finanziario di Starbucks, Patrick Grismer, ha riconosciuto che “circostanze straordinarie” hanno indotto l’azienda a non rivedere al rialzo le previsioni annuali, come originariamente previsto, ma a mantenere le proiezioni fino alla fine dell’epidemia. Anche McDonald ha seguito il suo esempio: ristoranti chiusi in cinque città del Paese, le più colpite dal virus, e controlli su tutti i dipendenti nei punti vendita rimasti aperti. Il colosso dei fast food ha distribuito mascherine a tutti i dipendenti, e misurerà loro la temperatura appena appena arrivano sul posto di lavoro: chi mostrerà i sintomi verrà subito rimandato a casa. La Toyota ha deciso di sospendere fino al 9 febbraio la produzione dei propri mezzi in Cina, proprio per evitare ulteriori contagi: “Considerati vari fattori, tra cui le linee guida dei governi locali e regionali e la situazione della fornitura di componenti, a partire dal 29 gennaio abbiamo deciso di interrompere le operazioni nei nostri stabilimenti in Cina fino al 9 febbraio”, ha annunciato il portavoce della casa automobilistica, Maki Niimi. “Monitoreremo la situazione e prenderemo eventuali ulteriori decisioni sulle operazioni il 10 febbraio”.
68 casi fuori dalla Cina – È arrivata la notizia del primo caso di contagio accertato nelle Filippine. Altri quattro casi sono stati invece confermati negli Emirati Arabi Uniti, i primi contagi in tutta l’area mediorientale. Il ministero della Salute di Abu Dhabi ha precisato che si tratta di un’intera famiglia proveniente da Wuhan, epicentro dell’epidemia. Diventano tre, invece, i casi in Brasile e aumentano a quattro quelli in Germania, con altri tre contagi in Baviera, come reso noto da un portavoce del ministero della Sanità di Monaco. I tre nuovi pazienti sono sempre impiegati della Webasto, un grande fornitore di componenti automobilistici con sede a Stockdorf, nel distretto di Starnberg. Il primo paziente, un impiegato di 33 anni, aveva partecipato a un evento di formazione con colleghi provenienti dalla Cina: si tratta del primo caso di contagio in Europa senza che il paziente si sia recato nel Paese asiatico. “Fuori dalla Cina abbiamo avuto finora solo 68 casi – ha precisato il direttore dell’Oms Tedros, di ritorno da Pechino – pari all’1% del totale, e nessuno morto”. Questo, ha aggiunto, “è merito degli sforzi straordinari fatti dal governo cinese per fermare la diffusione del virus”. Dei 50 casi esaminati in Svizzera, invece, nessuno è positivo, ma la situazione – dicono le autorità elvetiche – è in continua evoluzione. Nessun caso registrato in Italia: i test effettuati su un caso sospetto, ricoverato a Napoli, hanno dato esito negativo. Tre dei 206 giapponesi evacuati mercoledì da Wuhan sono risultati invece positivi al coronavirus, come ha fatto sapere il primo ministro Shinzo Abe durante una sessione parlamentare. Due di loro non hanno mostrato i sintomi della malattia.
L'articolo Coronavirus, 170 morti in Cina e 1700 nuovi casi in 24 ore. Quinta persona contagiata in Francia, via al rimpatrio dei nostri connazionali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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