“Di giorno sui social fanno i moralisti, di notte in commissione salvano le LORO fondazioni”. Matteo Renzi, che da giorni commenta duramente e senza sosta l’inchiesta sulla fondazione Open, su Twitter tenta di innescare una polemica commentando così l’approvazione in commissione alla Camera, con il voto di M5S, Pd e Leu, di un emendamento per rinviare l’equiparazione delle norme sulle fondazioni a quelle sui partiti.

Un rinvio meramente tecnico e non politico, proposto da Leu, perché come era stato già spiegato nei giorni scorsi “la commissione preposta alle verifiche sarebbe infatti chiamata a controllare circa 6mila organizzazioni e oltre 50mila politici. E gli stessi magistrati della commissione, nel corso di un’audizione alla Camera, hanno detto che i compiti sono aumentati esponenzialmente rispetto all’organico a disposizione. Quindi nessuna strumentalizzazione, né emendamenti scritti in silenzio, ma la necessità di far fronte a una richiesta dagli organi di controllo” avevano dichiarano i deputati di Liberi e Uguali, Luca Pastorino e Nico Stumpo, replicando all’attacco del leader di Italia Viva. “Non c’è alcuna intenzione di fare polemica con Italia Viva né con altre forze di maggioranza – avevano dichiarato Pastorino e Stumpo – e visto che evidentemente ci sono nervi scoperti, l’emendamento sarà ritirato domani alle 19. Auspichiamo comunque che i componenti della commissione siano messi nelle condizioni di operare le necessarie verifiche richieste dalla legge“. E così è stato. Invece questo rinvio annunciato e già spiegato viene fatto passare per una specie di sotterfugio. “La decisione di rinviare applicazione della spazzacorrotti per equiparare le regole di trasparenza tra partiti e fondazioni è un clamoroso errore che la commissione ha fatto nottetempo col voto favorevole di M5S, Pd e Leu e il voto contrario di Italia Viva” scrive su Twitter il deputato di Iv Luigi Marattin, con riferimento ai lavori in commissione alla Camera sul decreto fiscale. Anche i partiti di opposizione, hanno votato contro l’emendamento al dl fisco.

È stata l’inchiesta sulla cassaforte renziana, nel mirino della procura di Firenze, a far riesplodere il dibattito politico su un tema centrale e ancora scottante: come finanziare i partiti, dopo che il contributo statale è stato cancellato da anni. Inevitabilmente l’aumento dei contributi privati ai partiti si incrocia così con un altro tema annoso: il rapporto tra politica e magistratura. Tuttavia proprio nei rapporti tra fondazioni, privati e partiti, si consuma la polemica più accesa e la richiesta di un chiarimento. “Aspettiamo gli esiti dell’indagine”, aveva spiegato il ministro per il Sud, il dem Giuseppe Provenzano, che poi aggiunge: “Certo dopo l’abolizione finanziamento pubblico non abbiamo fatto una legge sui partiti, sulle lobby, sulla trasparenza. Il parlamento dovrebbe occuparsi di questo”. Forza Italia, per voce del suo vicepresidente Antonio Tajani aveva auspicato invece un ritorno al passato: “Noi crediamo che sia stato un errore chiudere ogni possibilità di accesso al finanziamento pubblico. Forse – osservava l’ex Presidente del Parlamento europeo – bisogna cominciare a riflettere, perché se si toglie il finanziamento pubblico e si torna al finanziamento privato non regolare allora le cose non vanno meglio di prima”.

L'articolo Fondazioni, rinvio tecnico per equiparazione con i partiti ma Renzi: “Di giorno fanno i moralisti di notte salvano le loro fondazioni” proviene da Il Fatto Quotidiano.



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