di Alexis Bonazzi

È notizia di qualche giorno fa come a Marina di Massa (Massa-Carrara) sia apparso sui citofoni di un condominio un cartello che riportava la seguente dichiarazione: “No trans in questo condominio”. Questo episodio è seguito da un altro fatto analogo, questa volta usando bombolette spray sul muro di un palazzo in periferia.

Ovviamente, lo Shakespeare de’ noantri non ha saputo resistere alla tentazione di disegnarci pure un bel fallo stilizzato per coronare la sua opera letteraria. Evidentemente, data la sua scarsa dimestichezza informatica, non è riuscito ad andare su Facebook per insultare la trans di turno e quindi ha ripiegato sull’antico mezzo delle scritture rupestri, che rimane sempre efficace nei secoli dei secoli. Amen.

Il cartello, affisso sopra ai citofoni, suggerisce che la trans in questione abiti nel palazzo, il che mi fa pensare che chiunque lo abbia scritto si sia anche premurato di fare la propria ricerca in merito. Sarà mica uno stalker? Un ammiratore segreto? Il graffito, invece, ci rivela un dettaglio importante che aiuta a definire il profilo psicologico del suo autore. Cosa possiamo capire da quel disegno?

Capiamo il disagio di una persona che molto probabilmente non riesce a rapportarsi con la propria sessualità. Una persona probabilmente attratta da trans, ma che è al contempo insicura e incapace di razionalizzare una pulsione fisica del tutto normale, che però in un paese di bigotti e sessualmente repressi si trasforma in azione di odio. L’immagine del pene disegnata su un edificio diventa simbolo di proprietà personale: come i cani che fanno pipì sui muri per marcare il territorio, anche l’uomo di oggi, disegnando peni di dimensioni inversamente proporzionali rispetto al proprio, marca il proprio di territorio.

L’uomo nella società moderna però, a differenza dei cani, ha bisogno di modificare ed evolvere il proprio comportamento, relazionandosi con una società dove la figura dell’”uomo che non deve chiedere mai” è in declino. Dobbiamo prendere seriamente in considerazione la crisi della mascolinità e abbattere la cortina di paura che nasce dall’ignoranza e dagli stereotipi sui ruoli maschili e femminili.

Una porzione importante della popolazione maschile è terrificata dal fatto che esistano individui che volontariamente rinunciano alla propria virilità in cambio di una vita più felice e serena, una vita dove non ci si debba vergognare della propria apparenza e di come si venga percepiti. A queste persone voglio dire: non abbiate paura di noi. La nostra identità di genere appartiene a noi stessi e non ha nulla a che vedere con la vostra quotidianità. Non abbiate paura di esprimere le vostre preferenze sessuali: sentirsi attratti da una donna trans è normale per un uomo eterosessuale. E sapete il motivo? Perché siamo donne!

È finalmente ora che l’Italia si metta sul piano di tutte le nazioni civilizzate insegnando una vera educazione sessuale nelle scuole e, soprattutto, un’educazione all’affetto che insegni ai ragazzi che va bene essere attratti da persone che escono da un sistema dicotomico che non lascia spazio a quella che è la felicità nell’esprimere la nostra identità di genere e sessuale. Sono anche conscia che una discussione adulta e partecipe non ci potrà essere mai se il paese continua a chiudersi su questioni come la “famiglia naturale“.

Se un padre ripudia un figlio in quanto trans, è da considerarsi un padre? No. La famiglia è tale a prescindere dai legami di sangue e i genitori di figli trans che sono abusivi nei loro confronti non devono avere il diritto e il privilegio di essere chiamati madre e padre. Mi piacerebbe che la persona che ha messo su quel cartello mi spiegasse le ragioni che lo hanno spinto a commettere tale gesto, ma sono certa che non ci riuscirebbe: argomentare è più difficile di disegnare un pene su un muro.

Non dimenticando che tutto ciò è accaduto il 20 novembre, il giorno in cui si celebra il ricordo di tutte le vittime della follia transfobica. L’Italia ogni anno detiene il primato di trans ammazzate in Europa. Questo dato va a braccetto con i numeri sul femminicidio perché ricordiamolo: la violenza contro le donne transessuali è sempre violenza contro le donne.

Vorrei concludere dicendo una cosa anche a tutte le persone trans e non-binary: non abbiate paura. In questo condominio ci stiamo, siamo tanti, e non abbiamo nessuna intenzione di andarcene.
Bacioni.

L'articolo La violenza sulle transessuali è sempre violenza sulle donne. Perché siamo donne anche noi proviene da Il Fatto Quotidiano.



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