37 morti e nessun colpevole. Due corpi mai ritrovati. Paesi e borghi distrutti dall’alluvione che hanno cambiato volto in nome della sicurezza. Era il 1 ottobre del 2009 quando una colata di fango venne giù dalla montagna trascinando via intere abitazioni (FOTO). Giampilieri, Scaletta Zanclea, Itala, Briga, Molino, Altolia. Un territorio ferito per sempre da quel violento nubifragio che riversò, in poche ore, 350 millimetri di acqua. Dieci anni dopo, la maggior parte delle opere per la messa in sicurezza sono state completate. Ma resta l’amarezza e la delusione per il processo, che si è chiuso senza colpevoli e senza risarcimenti per le famiglie.

Nessun colpevole

Lo scorso marzo la quarta sezione penale della Cassazione ha rigettato infatti i ricorsi della procura generale di Messina e delle parti civili, rendendo definitiva la sentenza con cui la corte d'Appello aveva assolto l'ex sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca e l'ex sindaco di Scaletta Zanclea Mario Briguglio perché “il fatto non sussiste” e revocato i risarcimenti. In primo grado erano stati condannati a 6 anni.
“Prima l’illusione della condanna, poi la sentenza rovesciata. Siamo rimasti disincantati e delusi. I giudici avrebbero dovuto temporeggiare e arrivare alla prescrizione perché così avremmo potuto chiedere il risarcimento per danni. Mancava davvero poco. Invece così, con la sentenza definitiva di assoluzione. non abbiamo più neanche la possibilità di chiedere il risarcimento” sottolinea a Sky Tg24 l’avvocato Orazio Carbone, difensore delle famiglie colpite dall’alluvione. “Io ancora non me lo voglio dire che tutto si chiude così, non ho ancora archiviato quel fascicolo. Ma sottovoce lo posso dire: è finita”. Così il sindaco di Scaletta Zanclea Gianfranco Moschella: “Oltre al danno anche la beffa”.

Paesi messi in sicurezza

Se sul fronte giudiziario i cittadini si sono sentiti abbandonati dalle istituzioni, lo stesso non è accaduto per quel che riguarda la messa in sicurezza del territorio. Per consentire agli abitanti di Giampilieri e Scaletta Zanclea, i due paesi più colpiti, di non abbandonare la loro terra,
“Pochi mesi prima dell’alluvione, nell’aprile del 2009, c’era stato il terremoto dell’Aquila. Il modello di ricostruzione era quello delle new town a cui noi ci siamo opposti” spiega a Sky Tg24 l’ingegnere Gaetano Sciacca che all’epoca era a capo del Genio Civile di Messina.  “Le persone vogliono vivere e morire dove sono nate. Anche se si tratta di zone difficili, a rischio idrogeologico e sismico. Noi la sfida l’abbiamo vinta. Siamo riusciti a mettere in sicurezza un’area di 50 km. Come si fa? Facendo opere strutturali e opponendosi alle aggressioni al territorio, bloccando l’edilizia scellerata”.

Giampilieri esempio virtuoso

Tra le opere più importanti realizzate il canale fugatore, in grado di controllare l’acqua, che ha preso il posto del cuore di Giampilieri, lì dove sono morte 19 persone.
“Lì, al centro del paese, c’erano 50 case: 25 sono state distrutte dall’alluvione, l’altra metà è stata abbattuta dall’uomo per realizzare, appunto, questa opera di messa in sicurezza” sottolinea Fulvio Corrado Manganaro, presidente del Comitato dei cittadini di Giampilieri. E aggiunge: “Giampilieri è un esempio virtuoso. E’ stato messo in sicurezza con un costo di circa 60 milioni di euro, risparmiando su quanto era stato stimato. Persino la Corte di Conti ha sottolineato che i soldi sono stati spesi bene”. In tutto, per i lavori effettuati dal Genio Civile, dalla Protezione civile, dalla provincia e dal Cas (consorzio autostrade siciliane), sono stati spesi oltre 100 milioni di euro.

Ricostruzione quasi ultimata

Anche a Scaletta Zanclea sono stati messi in sicurezza torrenti e pareti rocciose. “Oggi uno stesso evento non procurerebbe più quei danni. Certo, il rischio zero non esiste, ma possiamo mitigarlo” assicura il sindaco Moschella. Ancora da ricostruire, invece, la strada che conduce al cimitero. Dalla notte dell’alluvione è rimasto solo un piccolo viottolo, come Sky Tg24 aveva raccontato cinque anni fa (VIDEO). Un sentiero impervio che i cittadini intraprendono, a loro rischio e pericolo e infrangendo un’ordinanza comunale, per portare un fiore ai loro cari. “E’ l’ultima cosa importante che è rimasta da fare. Ci sono stati dei ritardi legati alle gare d’appalto” afferma a Sky Tg24 Bruno Manfré, Dirigente dell’Unità Meteo del Dipartimento Regionale della Protezione Civile di Messina. “I lavori sono iniziati da due mesi e secondo le previsioni dovrebbero concludersi entro la fine del 2020” precisa il sindaco. “Quello che manca è la riqualificazione. La sensazione, camminando per le vie del paese, è quella di vivere in un enorme cantiere sempre aperto. Ora dobbiamo lavorare sull’estetica, coprendo con delle aree verdi le opere realizzate. Quelle lastre di cemento o reti di contenimento che ci fanno sentire più sicuri”.

Pochi sfollati, tanti abbandoni

Pochi gli sfollati, le persone rimaste senza casa dieci anni dopo. “Ci sono 18 famiglie della parte alta di via Puntale, la zona di Giampilieri dove c’è stato il maggior numero di vittime, che possono usare l’immobile solo di giorno e non di notte. Le loro case sono agibili ma non abitabili. Famiglie che non ricevono più il contributo per l’autonoma sistemazione” sottolinea l’avvocato Carbone. A Scaletta Zanclea, invece, gli sfollati non ci sono più. “Chi non è rientrato ha deciso di lasciare il paese. Abbiamo assistito a un enorme spopolamento. Ci sono circa 400 persone che hanno abbandonato Scaletta. Abbiamo rischiato la desertificazione”. Così l’avvocato Carbone: “Cosa manca rispetto a dieci anni fa? Mancano le persone. Ci sono molte case vuote. Non c’è stata una politica per il ritorno”.

Si poteva evitare?

Nel cuore e nella testa di chi vive in quei paesi, feriti e ricostruiti, rimbomba la stessa domanda da dieci anni: si poteva evitare? “Si poteva attenuare” ripete l’ingegnere Sciacca (VIDEO). “Nel 2007 c’era stato un evento analogo. C’era un commissario, aveva pochi soldi, circa 10 milioni di euro. Ma qualcosa si sarebbe dovuto fare. Ad esempio, si doveva evitare che le persone vivessero nelle zone considerate rosse”.
Oggi, dopo i 37 morti dell’alluvione, quei paesi sono stati messi in sicurezza. “Ma l’attenzione deve rimanere sempre alta – avverte Manfré - I cittadini devono seguire le raccomandazioni diramate dalla Protezione civile o dalle amministrazioni locali. Allo stesso tempo è fondamentale fare manutenzione altrimenti quelle stesse opere che oggi ci fanno sentire al sicuro tra qualche anno potrebbero non essere più così efficaci”. Anche l’ingegnere Sciacca mette in guardia: “Al di là di una responsabilità penale ce n’è una tecnica amministrativa. Bisogna attivarsi e fare dei presidii. Quando ci sono dei bollettini di allerta meteo è necessario mettere le persone della protezione civile lì sul posto così che possano intervenire subito in caso di emergenze. Non basta chiudere le scuole, bisogna chiudere le strade”.



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