Prosegue da 15 giorni senza soste la protesta di un gruppo di facchini addetti alla logistica alla Gls di Piacenza contro il licenziamento di 33 persone. I lavoratori, tutti aderenti al sindacato Usb, sono saliti sul tetto dello stabilimento piacentino 16 aprile e da quel giorno e stanno vivendo lì in cima sorvegliati a vista da polizia e carabinieri. Per il momento non sembrano voler cedere, nonostante le condizioni climatiche non sempre favorevoli, con vento forte, talvolta pioggia, oppure sole cocente. Alcuni giorni fa uno di loro, un egiziano 60enne affetto da asma cronico, ha accusato un malore. Ma i soccorritori del 118, che lo hanno raggiunto grazie all’autoscala dei vigili del fuoco, non sono riusciti a convincerlo a interrompere la protesta e farlo scendere.
I facchini hanno trascorso sul tetto il 25 aprile, sostenuti dalle famiglie che hanno portato cibo cucinato a casa, e si preparano a passare anche il 1 maggio. Il sindacato di base infatti ha annunciato per domani una giornata “di lotta, di resistenza e di solidarietà proprio davanti al magazzino Gls“, con cibo, musica e dibattiti a partire dalle ore 12 nel piazzale dedicato ad Abd Elsalam, il facchino morto investito da un camion nel 2016 durante un presidio. “Chi sta su e chi sta giù uniti nella lotta, contro i licenziamenti e per il lavoro dignitoso e sicuro”.
Finora tutti i tentativi di dialogo sono finiti con un nulla di fatto. Ai tavoli convocati dalla Prefettura non si è mai presentato nessuno. L’azienda ha optato per la linea dura, non si è presentata ad alcun incontro e ha chiesto lo sgombero dei lavoratori in presidio. Operazione che però sembra molto pericolosa. L’azienda ha accusato il sindacato di usare “i licenziamenti come pretesto per una prova di forza“. Secondo Gls, i lavoratori sono stati allontanati “dopo regolari procedure disciplinari per condotte illecite di natura individuale”. Accuse respinte dal sindacato che parla invece di licenziamenti collettivi e difende i lavoratori.G”ls ha come unico vero interesse quello di far fuori il sindacato di classe e riportare i lavoratori indietro nel tempo a prima delle vertenze e delle denunce di Usb che hanno portato alla stabilizzazione dei precari per i quali si è battuto ed è morto Abd Elsalam e all’assunzione di quanti lavoravano in nero e in condizioni di vero schiavismo”. Inoltre, “ilmagazzino attuale è assolutamente accessibile poiché nessuno ne vieta l’ingresso né alle persone, né ai mezzi e risulta pertanto strumentale la sua chiusura utilizzata al fine di contrapporre i lavoratori tra di loro”
L'articolo Piacenza, facchini da 15 giorni sul tetto della Gls contro il licenziamento di 33 persone: “Qui sopra il nostro 1 maggio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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