Gli impianti sportivi comunali a Roma si apprestano ad andare a bando. “Almeno 60 nel 2019”, annuncia il M5s, nel presentare il primo: una piscina nello storico rione della Garbatella. Solo che, attaccano le società sportive, “ora si rischia di escludere chi fa sport per il sociale in favore delle grandi catene di fitness e delle multinazionali”. A cominciare proprio dalla struttura utilizzata da 30 anni dalla Ss Lazio Nuoto, alla cui gara non potrà partecipare chi non avrà ottenuto almeno 900mila euro di introiti in uno dei tre anni precedenti. Una vicenda che ricorda da vicino le polemiche per gli avvisi di sfratto consegnati ad associazioni culturali storiche come La Casa Internazionale delle Donne: da un lato la necessità di monetizzare, dall’altra quella di preservare le realtà storiche e la loro vocazione sociale.
LA GIUNGLA DEGLI IMPIANTI SPORTIVI – Il contesto dell’impiantistica sportiva pubblica a Roma è a dir poco complesso, tanto che il ginepraio dei canoni e delle concessioni scadute negli scorsi anni si è guadagnato uno spazio nello scandalo “Affittopoli”, rappresentandone di fatto il terzo capitolo, dopo quelli sugli appartamenti di pregio “regalati” e sugli immobili non residenziali assegnati a imprese e partiti politici mascherati da associazioni culturali. Fu proprio il M5s, all’opposizione di Ignazio Marino, a denunciare lo “scandalo”, tanto che l’attuale assessore allo Sport, Daniele Frongia, nel 2016 scelse di dedicargli un capitolo nel suo libro “E io pago”.
Ora, come detto, l’amministrazione capitolina ha deciso di mettere mano nel marasma e sta preparando 60 nuovi bandi per riassegnare la gran parte dei 79 impianti su 163 la cui concessione risulta scaduta anche da anni. E di casi ce ne sono molti. Sulla via Salaria, ad esempio, c’è una società di calcio che paga come affitto per il campo sportivo appena 1.086 euro l’anno, più o meno pari alla retta di due bambini della scuola calcio. Sull’Ardeatina, invece, un “palazzetto” è assegnato alla polisportiva che lo gestisce al prezzo di 1.817 euro l’anno. Il Circolo Montecitorio, ritrovo chic dei deputati nei momenti di relax, nella pregevole cornice di via dei Campi Sportivi, paga ogni anno 32.715 euro, circa 2.700 euro al mese per un club esclusivo e ben frequentato, la cui concessione è scaduta nel 2016.
UN BANDO “PER RICCHI” – Con tutti i distinguo del caso, in questo discorso potrebbe rientrare anche la Ss Lazio Nuoto, che dal 1986 gestisce la piscina di Viale Giustiniano Imperatore, vasca olimpionica a sei corsie frequentata ogni anno da oltre mille ragazzi, per la quale il presidente Massimo Moroli paga poco più di 500 euro al mese di affitto. Una società storica – parte della Polisportiva del 1900 di cui fino a qualche anno fa faceva parte anche la sezione calcio – che in oltre 30 anni ha visto transitare campioni olimpici e iridati di nuoto e pallanuoto, oltre a un giovanissimo Francesco Totti.
Oggi, la Ss Lazio rischia di non avere molte speranze di vedersi rinnovata la concessione, poiché il bando prevede un disciplinare settato su standard economici molto alti. Oltre alla clausola degli introiti – che imporrebbe una retta annuale di almeno 900 euro per ciascun iscritto – si chiede un deposito cauzionale di 52mila euro. “Ma noi tutto quello che introitiamo in più lo investiamo nella prima squadra, uno dei due team romani rimasti in Serie A1 di Pallanuoto” e, soprattutto, “nel progetto del nuoto paralimpico, il più importante in Italia”. Gli uffici capitolini hanno allegato al bando di gara anche un’ipotesi di piano economico finanziario. Il paradosso, tuttavia, è che in questo prospetto si prevedono ricavi per 266mila euro in 6 anni (la durata della concessione), ma con otto istruttori retribuiti appena 7.500 euro l’anno (circa 600 euro al mese).
LE SOCIETÀ SI RIBELLANO – Angelo Diario, presidente della Commissione capitolina Sport, da tempo interloquisce con Moroli e la Ss Lazio e invita la società biancoceleste a partecipare al bando. “Con il background e le competenze che hanno, vinceranno sicuramente”, spiega a ilfattoquotidiano.it. Non è d’accordo, tuttavia, Andrea Novelli, presidente del Cogisco, Coordinamento dei Gestori di Impianti Sportivi Comunali di Roma. Che anzi lancia l’allarme: “Se i criteri utilizzati per Garbatella saranno quelli di tutti gli altri impianti, possiamo dire che lo sport a Roma è finito”. E poi spiega: “Per come è scritto questo bando, potranno partecipare solo le grandi catene di fitness che ormai si sono impadronite di ampie fette della città. Non capisco perché il Comune abbia fatto valere il requisito degli anni pregressi per situazioni quantomeno dubbie, come quelle di Piazza Navona, e non abbia dato un premio alla storia di questa città e alla vocazione sociale. Per fare cassa, si distrugge un intero settore. Con tutto ciò che ne consegue”.
L'articolo Raggi ‘sfratta’ le società dagli impianti sportivi. Club: ‘Favorite le grandi catene’. Comune: ‘E’ la legge, si premia il merito’ proviene da Il Fatto Quotidiano.
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