“Anche Conte sbaglia. Sul Tap non ci possono essere penali”. Parola di tre esponenti del M5S che, spinti anche dalla reazione furibonda dei No Tap, tentano la fronda parlamentare o almeno di mettere a verbale la richiesta al governo di un passo indietro sul gasdotto dopo la decisione di proseguire con l’opera per evitare la soccombenza a pesanti penali. Nelle stesse ore, infatti,  il Movimento No Tap denuncia tutto il proprio “sdegno” per la decisione del governo e chiede le dimissioni di tutti gli eletti M5S in Puglia, a partire dai due firmatari dell’appello a Conte per il passo indietro. Nel mirino anche il ministro per il Sud Barbara Lezzi. Insomma, l’inversione a U dell’esecutivo apre una nuova crepa tra i Cinque Stelle, dopo quelle sull’Ilva, sulla manovra e sul decreto sicurezza. E già avanza la protesta, con una mobilitazione da domani contro ” chi ha speculato per un pugno di voti, gridando falsità” alla Torre di San Foca, nel punto in cui approderà il terminale del metanodotto.

A farsi avanti, su fronte più istituzionale, sono due senatori eletti in Puglia, Lello Ciampolillo e Saverio De Bonis, sostenuti nel loro appello dalla deputata veneta Sara Cunia. In una nota a tre firme chiedono di invertire la rotta sostenendo che non c’è alcun prezzo da pagare che costringa l’esecutivo giallo-verde a realizzare l’infrastruttura. “Non ci possono essere penali – si legge nella nota – semplicemente perché non esiste alcun contratto tra Stato e TAP. Non ci possono nemmeno essere costi a carico dello Stato, semplicemente perché, non essendovi ad oggi il rispetto delle prescrizioni da parte di TAP, non vi può essere responsabilità dello Stato. Continuiamo ad avere fiducia nella magistratura”. Di sicuro sull’uscita agisce la reazione che arriva dal territorio e dal Movimento No Tap.

Dopo l’ufficialità del via libera ai lavori i No Tap hanno avviato sui social una campagna per far dimettere tutti gli esponenti del M5S eletti in Salento grazie ai voti del movimento (“Se avete le palle come le stelle, dimettetevi”, si legge nel post). I volti dei destinatari della campagna, tra cui figura anche il premier Conte, vengono raffigurati al centro di due loghi, il primo recante la scritta “No Tap, né qui né altrove”, il secondo “Sì Tap, sia qui che altrove”. Gli attivisti accusano di tradimento gli eletti grillini che, affermano, dopo aver fatto della battaglia contro il gasdotto il tema “madre” delle rispettive campagne elettorali, ora hanno cambiato idea.

Nel pomeriggio a Melendugno è prevista un’assemblea pubblica degli attivisti mentre domattina davanti alla Torre di San Foca, ci sarà una manifestazione di protesta indetta dal movimento. I No Tap hanno invitato a partecipare anche il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, chiamata a portare la documentazione che attesta l’esistenza delle penali da pagare nel caso in cui il gasdotto venisse bloccato dal Governo. “Chiederemo davanti ad un luogo simbolo della nostra lotta – dice Gianluca Maggiore leader No Tap – le dimissioni di chi, davanti a quella Torre, ha speculato per un pugno di voti, gridando falsità”. Domani primo atto della mobilitazione. Alle ore 10:00 a San Foca, presso Lungomare Matteotti, manifestazione contro il Governo.

L'articolo Tap, tre parlamentari invocano passo indietro. I No Tap chiedono le dimissioni degli M5S: “Traditi per un pugno di voti” proviene da Il Fatto Quotidiano.



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