Si allargano le proteste antigovernative in Iran ed aumentano anche il numero dei morti e l’intensità della violenza. Come riporta la tv di Stato, altre nove persone sono state uccise nella notte tra lunedì e martedì nel corso delle manifestazioni che hanno coinvolto la capitale Teheran e altre città del Paese. Tra le vittime anche un bambino di 11 anni, ucciso insieme a un 20enne a Khomeinishahr. Altri sei dimostranti sono morti durante un attacco alla stazione di polizia di Qahdarijan, riferisce sempre la tv di Stato, mentre un membro della Guardia Rivoluzionaria iraniana è stato ucciso a Najafabad. Gli assalti alle basi militare e alle caserme delle forze di sicurezze erano cominciati già lunedì, provocando un’escalation delle proteste che non si è placata nel corso della notte.

Dall’inizio della rivolta, tra il 27 e il 28 dicembre scorso, il numero delle vittime sale ad almeno 23 persone, secondo i media statali. Sono invece 450 i manifestanti arrestati, come riferisce il vicegovernatore per la sicurezza di Teheran, Ali Ashgar Nasserbakht, citato dall’agenzia semiufficiale iraniana Ilna. Cento persone sono state arrestate solo nella giornata di ieri, lunedì primo gennaio. “A causa del coinvolgimento di alcuni sospetti agitatori, dimostrazioni pacifiche per manifestare le richieste del popolo si sono trasformate in scontri violenti che hanno provocato danni e vittime”, aggiunge il comunicato rilanciato dall’agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna.

I manifestanti scendono in strada da nord a sud del Paese per ribellarsi contro il caro prezzi, l’aumento della disoccupazione e la mancanza dei benefici economici promessi dopo la firma dell’accordo sul nucleare. Ma la protesta ha assunto anche i toni di una ribellione sociale, come dimostra il gesto della ragazza che si è tolta il velo in piazza Enghelab, nella capitale: la giovane è stata arrestata ed è diventata uno dei simboli della rivolta.

Teheran sostiene ci sia lo zampino dell’Arabia Saudita dietro alle contestazioni. “Non c’è motivo di preoccupazione e nei prossimi giorni finirà tutto”, ha sostenuto Ali Shamkhani, il potente segretario del Consiglio supremo di Sicurezza nazionale in un’intervista alla tv Al-Mayadeen. Shamkhani ha parlato di una “guerra per procura” contro l’Iran scatenata sui social media e su Internet. La monarchia del Golfo, ha sostenuto Shamkhani, “è ben consapevole del rischio della nostra risposta”. “Immischiandosi nelle questioni iraniane e cercando inutilmente di provocare gli iraniani, Riad non riuscirà a nascondere le sue sconfitte in Yemen“, ha aggiunto con un riferimento alla coalizione militare araba a guida saudita che dal marzo 2015 interviene in Yemen in appoggio alle forze governative contro i ribelli sciiti Houthi, che Teheran è accusata di sostenere.

Il presidente iraniano Hassan Rohani, principale bersaglio delle proteste, ha provato a intervenire nei giorni scorsi parlando alla nazione per ribadire la “libertà di manifestazione”, ma ha annunciato anche tolleranza zero “per chi crea disordini”. Rohani ha inoltre replicato a Donald Trump: il presidente americano continua a twittare in sostegno ai dimostranti suscitando le reazioni indispettite di Teheran. Nella serata di lunedì è intervenuta poi l’Unione europea attraverso la portavoce dell’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini: “Siamo stati in contatto con le autorità iraniane e ci aspettiamo che il diritto a manifestare pacificamente e la libertà di espressione siano garantiti, come conseguenza delle dichiarazioni pubbliche del presidente Rohani”. Appelli simili sono stati lanciati anche dal ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, e dal suo collega tedesco, Sigmar Gabriel.

L'articolo Iran, la protesta non si placa: nuovi assalti alle basi militari e repressione. “Altri novi morti, anche un 11enne” proviene da Il Fatto Quotidiano.



from Il Fatto Quotidiano http://ift.tt/2CsLUCr
via IFTTT http://ift.tt/eA8V8J
Share To:

Unknown

Post A Comment:

0 comments so far,add yours