La salma del re Vittorio Emanuele III ha lasciato nella notte la cattedrale di Santa Caterina ad Alessandria d’Egitto per tornare in Italia, dove riposerà accanto alla consorte nel Santuario di Vicoforte. Da un aeroporto militare del Paese, le spoglie del controverso sovrano giungeranno in mattinata in Italia, probabilmente in uno scalo militare del Piemonte, per poi trovare posto in un loculo ricavato all’interno della cappella di San Bernardo, dove già si trovano quelle della consorte. Così la regina Elena di Montenegro e re Vittorio Emanuele III di Savoia potranno riposare l’uno accanto all’altra. Un evento che sta scatenando reazioni e polemiche tra coloro che ricordano il ruolo avuto durante gli anni bui del fascimo.

Dopo mesi di preparativi avvolti dalla massima segretezza, nel tardo pomeriggio di sabato, si è compiuto il primo passo: il rientro in Italia della regina Elena, che sabato ha lasciato il cimitero di Montpellier per Vicoforte. La collocazione nel Santuario è stata accompagnata dalla preghiera “in un contesto di riserbo e sobrietà”, a cura di don Bessone, prevista per il Rito delle esequie. Il ritorno dei sovrani è stato possibile grazie all’intreccio diplomatico tra esponenti di Casa Savoia e il Quirinale, ma proprio la famiglia reale ha espresso la sua insoddisfazione, criticando il clima di segretezza che ha accompagnato il loro rientro e la decisione di non seppellirli al Pantheon, dove riposano tutti i sovrani d’Italia provocando, a quanto pare, l’irritazione di Mattarella.

Il principe Emanuele Filiberto ha dichiarato di ritenere il Pantheon la sede naturale e più adeguata come tomba del “re soldato” specialmente da quando – era il 2002 – è stata abrogata la norma costituzionale transitoria che proibiva ai savoia di rientrare in Italia: “Mio nonno – ha osservato Emanuele Filiberto riferendosi a Umberto II, ultimo re d’Italia – diceva che le salme resteranno in esilio finché non torneranno al Pantheon a Roma”. Gian Nicolino Narducci, segretario di Serge di Jugoslavia, ha incontrato il rettore della basilica di Vicoforte, don Meo Bessone, e nel corso di un colloquio che alcune fonti hanno definito “concitato” ha fatto presente che “tutto si può ancora bloccare”.

E anche Vittorio Emanuele di Savoia ha fatto sapere in una nota che “pur esprimendo apprezzamento al presidente Sergio Mattarella per la sensibilità dimostrata nei confronti del tema, non posso però non rammaricarmi che tutto ciò sia avvenuto in gran segreto, senza concedere alla regina d’Italia, sovrana della Carità Benefica, gli onori dovuti e soprattutto la traslazione al Pantheon di Roma, come abbiamo sempre richiesto e prima di me mio padre, il re Umberto II. Ritengo – prosegue nella nota Vittorio Emanuele – che riportare la salma della regina in totale anonimato ed in segretezza sia un insulto alla sua memoria ed a tutto ciò che ella rappresenta. Giustizia sarà fatta quando tutti i sovrani sepolti in esilio riposeranno nel Pantheon di Roma”, ha concluso Vittorio Emanuele.

Una posizione condivisa anche da altri esponenti della Casa reale: “Una Repubblica forte e uno Stato democratico non dovrebbero avere paura dei propri morti” ha affermatoil principe Guglielmo Giovanelli Marconi, commentando il trasferimento della salma della regina Elena, che tenne a battesimo la madre, Elettra Marconi, figlia del celebre Nobel per la Fisica. “A prescindere dai giudizi di merito che ognuno può avere sulla monarchia, traslare la salma della Regina Elena in un santuario di campagna ci sembra un’iniziativa scriteriata” ha ribatido Ugo d’Atri, presidente dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon.

Sul defunto re pesano infatti le decisione prese negli anni del fascismo, delle leggi razziali e dell’8 settembre, ma del rientro delle salme dei sovrani si era iniziato a parlare nel 2011, anno a cui risale la richiesta dei famigliari di Casa Savoia. Istanza poi reiterata nel 2013 con la dichiarata disponibilità del vescovo di Mondovì, monsignor Luciano Pacomio. Il tutto cadrebbe nel settantesimo anniversario della morte di Vittorio Emanuele III (28 dicembre 1947) e, come ha voluto sottolineare la principessa Maria Gabriella, “nel centenario della Grande Guerra” con l’auspicio che l’iniziativa “concorra alla composizione della memoria nazionale”. La cappella di San Bernardo è conosciuta anche come mausoleo del duca Carlo Emanuele I, che vi è sepolto, e che sostenne l’inizio della costruzione del santuario nel Monregalese tra il 1596 e i primi anni del ‘600. Ora si attende, ad ore, la traslazione del re. Poi, spiegano a Vicoforte, si “predisporrà quanto opportuno per la visita di chi vorrà sostare in ricordo o in preghiera“.

 

 

 

 

L'articolo Savoia, la salma di Vittorio Emanuele III è in volo verso l’Italia: nel pomeriggio la sepoltura a Vicoforte proviene da Il Fatto Quotidiano.



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