“Abbiamo firmato un contratto di governo che va rispettato da entrambi i contraenti”. Luigi Di Maio ricorda alla Lega di aver siglato un patto. E lo fa nel giorno in cui l’alleato di governo ha messo a rischio i rapporti di forza all’interno della maggioranza. Forse come mai prima d’ora. Due i fronti aperti dal Carroccio nei confronti del M5s: entrambi citati da Di Maio. Che in un’intervista al Corriere della Sera fa riferimento diretto “alle posizioni della Lega sulla prescrizione o alle norme sulla trasparenza delle fondazioni legate ai partiti”, ma si rivolge anche a chi esprime malessere nel Movimento sul decreto sicurezza confidando nel “buon senso dei parlamentari di entrambe le parti”.
Una replica diretta all’emendamento presentato da Igor Iezzi, fedelissimo di Matteo Salvini, e primo firmatario di un emendamento che chiede di stralciare tutta la parte dei finanziamenti alla politica dal Ddl Anticorruzione. Ma non solo. Perché dalle colonne del quotidiano di via Solferino, Di Maio risponde anche a Giancarlo Giorgetti, il potente sottosegretario leghista che – secondo le anticipazioni del nuovo libro di Bruno Vespa – sarebbe molto perplesso sul reddito di cittadinanza (“Ha complicazioni attuative non indifferenti. Se riuscirà a produrre posti di lavoro, bene. Altrimenti resterà un provvedimento fine a se stesso”, avrebbe detto). “Siamo stati sempre chiari – dice Di Maio – Il reddito sarà operativo nei primi tre mesi del 2019. Se vedo un problema non è nelle risorse o nelle norme ma quando qualcuno non crede in quello che stiamo facendo. Se qualche membro del governo non crede in quello che stiamo facendo allora è un rischio per i cittadini prima di tutto”.
E siccome secondo Giorgetti nella manovra economica occorreva puntare con maggior decisione sulla flat tax, che sarebbe stata giudicata in maniera più benevola da Ue e mercati, Di Maio invia un altro messaggio ai leghisti: “Hanno fatto loro una scelta politica. Sono le loro scelte per la legge di Bilancio. Io sono soddisfatto delle mie, se loro non sono soddisfatti delle loro non dipende da noi“. Come dire: se Salvini avesse voluto avrebbe potuto sottrarre coperture alle pensioni – cioè la cosiddetta quota 100 – e puntare su un’aliquota unica per un numero maggiore di contribuenti: se non lo ha fatto è solo colpa sua. Un modo, quello di Di Maio, per provare a neutralizzare le critiche. Soprattutto in un momento cruciale per il governo che ha poco più di una settimana per rispondere ai rilievi di Bruxelles e provare a evitare la probabile procedura d’infrazione sulla manovra. Ma il lavoro di diplomazia di Giuseppe Conte (il premier vedrà Jean Claude Juncker e potrebbe personalmente consegnargli la lettera) e di Giovanni Tria è reso più impervio dai toni da battaglia dei suoi vicepremier. “È chiaro che con la Commissione Ue è importante avere un dialogo, ma non arretriamo di un millimetro sia per quello che c’è nel testo, sia per quello che ancora non c’è ma verrà aggiunto in Aula e mi riferisco a più soldi per la scuola, alla misura sulle pensioni d’oro e sui tagli all’editoria”, torna a ripetere Di Maio.
Che poi cita un altro tema che infiamma i rapporti con il Carroccio: il Tav. “Il contratto di governo prevede che per la Tav ci sia la ridiscussione del progetto. Abbiamo inserito proprio questa possibilità perché sapevamo che qui non ci sono rischi di risarcimento”. dice il leader del M5s, aggiungendo: “Non ritengo la Torino-Lione un’opera strategica per il Paese, mentre invece penso alla Napoli-Bari o alla Tav in Sicilia”. E anche se dice di non essere preoccupato dai sondaggi che vedono il suo partito in calo e quello di Salvini crescere continuamente, in fondo al suo colloquio con il Corriere, il vicperemier rispolvera uno dei cavalli di battaglia dei 4 stelle: la riduzione dello stipendio dei parlamentari: “Credo che tredicimila euro di stipendio sommando le varie voci siano troppi. Credo sia necessario agire eliminando le indennità di carica e parte della diaria, come noi abbiamo già fatto senza aspettare una legge”. M5S organizzerà questo mese “un Restitution day. Rispetto al passato i soldi non vanno più sul fondo per il microcredito, che ormai finanziamo come governo, ma sono destinati a finanziare progetti scelti dagli iscritti per fare interventi ancor più diretti per le persone in difficoltà”.
L'articolo Di Maio alla Lega: “C’è un contratto va rispettato. Giorgetti e il reddito? Se non crede in quello che facciamo è un rischio per i cittadini” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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